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Le case igloo di Milano in via Lepanto


Tutto mi sarei aspettata di trovare a Milano, ma assolutamente non degli igloo (realmente abitati, tra l’altro). Invece, per l’ennesima volta, questa città è stata in grado di stupirmi, come solo lei sa fare. E guai a chi s’azzarda a dire che è grigia e brutta! Milano è molto più solare di come la gente crede che sia. E, spostandosi un po’ più in là dal centro e dalle cose che solitamente un turista guarda, il “disorientamento” è assicurato.

Per trovare le case igloo bisogna infatti abbandonare il centro storico e incamminarsi verso il Villaggio dei Giornalisti (ormai fuso con quello limitrofo della Maggiolina), un quartiere principalmente residenziale a nord-ovest della città.  Il nome del quartiere viene coniato ad inizio ‘900 in seguito ad un articolo dell’avvocato Mario Cerati su Il Secolo in cui sottolineava che, da un punto di vista dell’edilizia popolare, non era stata fatto nulla per la piccola e media borghesia. Fu lo stesso Cerati a costituire una società cooperativa che acquistò dei terreni per costruire abitazioni per i soci (principalmente pubblicisti, letterati, artisti, professionisti, industriali). Ed è così che nacque il Villaggio dei Giornalisti, quartiere che si è distinto da subito per la sua estrosità riservata.

Qui troviamo alcune abitazioni a dir poco particolari, che chiaramente non passano inosservate (a dirla tutta, non transita tantissima gente da qui, se non gli abitanti del quartiere o qualche curioso armato di macchina fotografica tipo me). Un igloo in una città come Milano suona abbastanza strano, vero?


Chiariamo subito una cosa: non sono gli stessi igloo che costruiscono gli Inuit. Sfido a far rimanere in piedi un’abitazione fatta di blocchi di ghiaccio a Milano. D’estate poi. Necessità virtù, i blocchi di ghiaccio hanno qui lasciato il posto a dei “banalissimi” mattoni. Ma, credetemi, è già abbastanza spiazzante così. Se poi pensate che questi igloo son pure abitati, direi che ci sono già diversi motivi per rimanere meravigliati.

Le case igloo si trovano in via Lepanto: in principio erano 12, adesso ne sono rimaste solo 8. Risalgono al 1946 e devono la loro paternità all’ingegnere Mario Cavallè, che importò la tecnica costruttiva direttamente dagli Stati Uniti.
La pianta è (ovviamente) circolare con un diametro di circa 7,5 metri; i metri quadri interni sono dai 45 ai 51, a seconda della fonte. Gli igloo si sviluppano su due livelli: quello che si vede dall’esterno (e che mi piacerebbe tantissimo poter vedere anche da dentro) ed uno seminterrato che può essere utilizzato più come deposito che come camera da letto (almeno credo io).


Tempo fa nel quartiere si trovavano delle case ancora più curiose, a forma di fungo, con tanto di gambo e cappella a pois, purtroppo demolite negli anni sessanta. E, indovinate un po’ chi le ha fatte demolire? Il figlio di Mario Cavallè (lo stesso citato qualche riga sopra), che le aveva fatte costruire. Il padre costruisce e il figlio distrugge: talvolta succede.
E se stentate a credere che case a forma di fungo possano essere esistite davvero al di fuori di Pufflandia, spero che la foto d’epoca che vedete qui di fianco vi faccia cambiare idea (fonte Wikipedia).

E poi non venitemi a dire che Milano non sia in grado di lasciare a bocca aperta 😉

Leggi i commenti (3)

  • Salve,
    anche io, nei giorni scorsi, sono rimasto sorpreso dalla presenza di igloo a Milano però in altra zona, Comasina, nei pressi della via Polveriera, strada che condue a San Donato Milanese.
    Dalle immagini credo che quelli della Comasina siano costruzioni di minor pregio e comunque in buona parte abitati.
    salutoni a tutti. renzo

    • Salve, chiedo scusa, a rettifica del mio commento evidenzio che la strada conduce a Novate e non a San donato Milanese (evidentemente avevo la cartina capovolta)
      salutio
      renzo

      • Grazie mille del contributo, Enzo! Appena riesco vado a curiosare da quelle parti ;-)

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