Cosa vedere a Padova in un giorno

Cosa vedere a Padova in un giorno
Padova è una città piuttosto grandicella per essere “liquidata” in una giornata, nonostante le principali attrazioni siano piuttosto ravvicinate le une alle altre e il centro si giri bene a piedi. La città vanta un passato importante che ha lasciato testimonianze di un certo tenore: un giorno non permette di vederle tutte ma bisogna necessariamente fare un’accurata selezione e poi ripromettersi di tornare presto.
Se comunque si ha a disposizione solo un giorno vi consiglio di arrivare presto la mattina e di trattenervi in città almeno fino all’ora dell’aperitivo: passare da Padova senza bere nemmeno uno spritz, proprio qui dove si rivendica la maternità dell’Aperol, è follia!

Nelle righe che seguono trovate quelle che, secondo me, sono le cose essenziali da vedere in una giornata a Padova. In questo articolo vi svelo invece un po’ di curiosità sulla città, tutte da vedere!

Cappella degli ScrovegniCappella degli Scrovegni, Padova
Come prima cosa visitate il capolavoro di Giotto: senza la visita della Cappella degli Scrovegni non potete lasciare la città. La cappella si trova a poca distanza dalla stazione ferroviaria (quindi se siete in treno è bene visitarla come prima cosa o come ultima prima di rientrare). La visita dura in tutto 30 minuti: 15 all’interno del CTA (Corpo Tecnologico Attrezzato, che serve a preservare la cappella dall’inquinamento esterno) in cui viene mostrato un filmato, e altrettanti effettivamente all’interno della cappella per rimanere incantati davanti a cotanta bellezza.
La cappella venne fatta commissionare da Enrico Scrovegni, discendente di una famiglia che si era arricchita anche grazie ad attività non propriamente legali. Girano infatti voci che la realizzazione della cappella sia stata richiesta da Scrovegni proprio per comprasi un posto in paradiso, dal momento che la fedina della famiglia non era proprio pulitissima. Sta di fatto che il nostro aveva un sacco di soldi a disposizione e chiamò in causa nientepopodimenoche Giotto, l’artista più quotato del tempo.
Gli affreschi di Giotto, recuperati grazie a un’intensa opera di restauro nei primi anni 2000 sono belli in una maniera commovente, anche per chi di arte ne capisce ben poco. Il realismo che Giotto è riuscito a riprodurre è qualcosa di davvero sorprendente.
La cappella è visitabile tutti i giorni dalle 9 alle 19 (in alcuni periodi dell’anno anche fino alle 22) e il biglietto d’ingresso intero costa 13 €. È necessaria la prenotazione, fattibile anche online qui.

Nei pressi della Cappella degli Scrovegni si trovano i resti dell’Arena Romana: pensate che l’edificio originale era grande quasi quanto l’Arena di Verona.

Chiesa degli Eremitani
Chiesa degli Eremitani, Padova
Poco distante dalla Cappella degli Scrovegni si trova una delle chiese più curiose della città, la chiesa degli Eremitani. La chiesa, a navata unica e dalle dimensioni imponenti, nel 1944 subì gravi danni a seguito di un bombardamento aereo che danneggiò in particolare il ciclo di affreschi del Mantegna della cappella Ovetari. Soltanto due di essi scamparono al bombardamento perché collocati altrove per non essere danneggiati dall’umidità. Per tutti gli altri invece, non ci fu nulla da fare. Tuttavia, vennero cercati tra le macerie i frammenti delle opere e nel 1949 l’Istituto Centrale del Restauro li ricompose a mo’ di puzzle, anche se i tasselli mancanti sono davvero tanti. Adesso nella chiesa si possono infatti ammirare delle parziali ricostruzioni. Magra consolazione, direte voi, ma comprendere tutto il lavoraccio che sta dietro a questa operazione vi farà rivalutare il tutto.

Palazzo BO – Università
Palazzo BO - Università di Padova
Padovani gran dottori dice il proverbio, e il motivo nasce proprio dall’Università di Padova, una delle più antiche e prestigiose d’Italia e che merita una visita anche se gli orari non sono particolarmente “amichevoli”. Ma se volete accedere all’aula magna e al sorprendente teatro anatomico dovete necessariamente piegarvi agli orari delle visite guidate oppure diventare il magnifico rettore dell’Università. Le visite hanno orari diversi in base al periodo dell’anno e nel weekend hanno luogo solo al sabato in due o tre turni mattutini (qui tutti gli orari). I posti sono limitati (40) quindi se non volete rischiare di non entrare, mettetevi in coda almeno 30 minuti prima.
Durante la visita, che costa 7€ e dura circa 45 minuti, si ha l’occasione di vedere la meravigliosa aula magna con le pareti tutte occupate dagli stemmi nobiliari dei rettori che nel corso degli anni hanno lavorato al servizio dell’università e dei loro collaboratori e un bel soffitto dipinto, la cattedra di Galileo Galilei, professore illustre dell’università di Padova, l’elegante sala delle lauree in Medicina e il Teatro Anatomico. Quest’ultimo è qualcosa di davvero unico nel suo genere, ossia un ambiente che permetteva agli studenti di anatomia di poter analizzare un cadavere (si trattava dei corpi senza vita dei condannati a morte gentilmente “prestati” all’università a fini didattici). Proprio in questi ambienti è nata l’anatomia moderna.
Altra curiosità legata a palazzo Bo è la statua di Elena Lucrezia Cornaro Piscopia, la prima donna al mondo ad essersi laureata. Se non a Padova… dove?

Pausa pranzo: panino o tramezzino?Tramezzini bar Nazionale, Padova
Probabilmente si è fatta l’ora di pranzo e uno spuntino è doveroso. Dopotutto mica si vive di sola cultura 😉
A questo proposito ho 3 alternative da proporvi, tutte in centro a pochi passi dalla prossima tappa, economiche e assolutamente tipiche (NB se però riuscite a tirare ancora un po’ vi suggerisco di visitare prima il palazzo della Ragione (tappa successiva di questo itinerario) e di pranzare dopo in modo da far defluire un po’ la coda di affamati che si forma in tutti e tre i posti che vi elenco qui sotto all’ora di pranzo):
#1 mangiare uno degli oltre 100 panini della Zita, un buco di posto in via Gorizia 12 dove studenti, professori, impiegati e turisti di passaggio (insomma, tutti!) si accalcano all’ora di pranzo, facendo talvolta non poca coda. I panini più popolari sono quelli con la porchetta, tagliata sul momento davanti ai vostri occhi, ma sarebbe da provarli tutti!
#2 mangiare un panino alla porchetta accompagnato da uno spritz al bar degli Osei in piazza dei Frutti, altra esperienza squisitamente padovana.
#3 un tramezzino, magari due, al Bar Nazionale in piazza delle Erbe, accompagnato da uno spritz della casa (un po’ più forte di quello normale).
Il caffè andatelo a prendere allo storico Caffè Pedrocchi: ordinate un Pedrocchino ossia un espresso macchiato con crema alla menta per andare in estasi. Non si mescola e non si zucchera ed è una goduria fuori misura: il caldo del caffè si unisce al fresco e dolce della menta in un piacere unico. 3€ ben investiti.
Già che ci siete, andate a vedere il proiettile austriaco incastonato in una parete della Sala Bianca (c’è una targa a imperitura memoria).
Il Caffé Pedrocchi ha un secondo piano visitabile (a pagamento), ma avendo poco tempo a disposizione suggerisco di tenerlo per un’altra volta.

Le piazze di Padova e il palazzo della RagionePalazzo della Ragione, Padova
Recatevi adesso nel cuore di Padova, composto da tre piazze in cui si svolge buona parte della vita cittadina: Piazza della Frutta (o dei Frutti, dipende da chi lo dice), Piazza delle Erbe e Piazza dei Signori, dove spicca la Torre dell’Orologio in cui è ben visibile un orologio astronomico che, se osservato bene, nasconde una curiosità: il segno della bilancia non è pervenuto. Questa mancanza è un retaggio del passato: in epoca preromana la costellazione della bilancia e quella dello scorpione erano unite in una sola e a fine 1700 venne espressamente richiesta l’eliminazione della bilancia dall’orologio per essere in linea con la suddivisione zodiacale più antica. La storia più piccante legata alla mancanza della bilancia è però quella che preferisco: pare sia stata una ripicca del costruttore non averla inserita perché il committente, a lavori già avviati, decise di pagarlo una cifra più bassa rispetto a quella pattuita. Comunque siano andate le cose, il segno della bilancia si trova in “sede distaccata”, ossia nel basamento che regge il pennone in marmo che si trova proprio davanti alla torre.

Esattamente nel mezzo tra Piazza delle Erbe e Piazza della Frutta è l’imponente Palazzo della Ragione, che merita di essere visitato (6€ prezzo del biglietto). Al piano superiore (l’unica parte visitabile) si trova la più grande sala pensile del mondo. Il “Salone”, così viene chiamato, lascia letteralmente a bocca aperta, tanto per cominciare per le sue gigantesche dimensioni: un’unica grande (immensa!) sala di lunga 81 metri, larga 27 e alta altrettanti con soffitto ligneo a carena di nave e le pareti completamente decorate con un ciclo di affreschi rappresentanti i mesi, i segni zodiacali e i pianeti.
In questa sala si può inoltre ammirare un enorme cavallo di legno in grado di far impallidire quello di Troia (anche se appena entrati non si nota nemmeno talmente grande è la sala!) e la Pietra del Vituperio, un sedile in pietra in cui venivano fatti sedere i colpevoli di bancarotta che rimanevano letteralmente in mutande (nasce proprio da qui il proverbio padovano rimanere in braghe di tela).

Basilica del SantoBasilica di Sant'Antonio da Padova
Spostiamoci adesso nel principale luogo di culto padovano: la basilica di Sant’Antonio, soprannominata da tutti semplicemente la Basilica del Santo. Perché il santo per eccellenza di Padova è lui, che ne è anche il patrono. L’esterno della basilica, tra cupole e minareti, ricorda una moschea di Istanbul, mentre l’interno riconduce indubbiamente a un luogo di culto cristiano. Immensa e piena di importanti opere d’arte, custodisce le veneratissime reliquie del Santo in un altare a lui dedicato, che rappresenta la parte spiritualmente più suggestiva di tutto il complesso. Del complesso fanno parte anche 4 bellissimi chiostri.
La visita della basilica è gratuita e si può fare durante il giorno tranne quando sono in corso le funzioni religiose.

Orto botanicoOrto botanico di Padova
Vicinissimo alla basilica del Santo si trova l’orto botanico di Padova, vanto della città nonché l’orto botanico universitario più antico del mondo (nasce proprio per facilitare gli studenti universitari nello studio e nel riconoscimento delle piante). Una pausa che più verde non si può tra un monumento e l’altro.
Possiamo indicativamente dividere l’orto botanico in due grandi sezioni: il cinquecentesco horto cintus diviso a sua volta in diversi settori in cui poter ammirare numerose tipologie di piante (scaricando l’app “Orto botanico di Padova” grazie ai QR code situati lungo il percorso è possibile avere qualche informazione in più sulle piante) nonché qualche chicca quale ad esempio la palma di Goethe, ossia la pianta che ispirò lo scrittore tedesco la sua teoria naturalistica descritta ne La metamorfosi delle piante, e il Giardino della Biodiversità dove sono ricostruiti vari ambienti della terra dalla foresta tropicale a quello a clima arido.
L’orto botanico è molto grande: considerate come minimo un’ora e mezza/due per visitarlo: se non avete abbastanza tempo, passate (a malincuore) direttamente alla tappa successiva. Lo dico perché il prezzo del biglietto è di 10€: uno spreco pagarli per fare una visita lampo e poco approfondita. Controllate sul sito ufficiale gli orari di apertura, e se ne avete la possibilità prendete parte ad una visita guidata, soprattutto se non siete addetti ai lavori.

Prato della Valle e Santa Giustina
Prato della Valle e Santa Giustina - Padova
Concludiamo questo itinerario di un giorno nella piazza più grande d’Europa: Prato della Valle si aggiudica questo primato avendo una superficie di appena 90.000 metri quadri. Roba da mettere in imbarazzo pure piazza San Pietro a Roma. Non si tratta però di una piazza soltanto grande, ma anche molto scenografica: ha una forma ellittica e al centro si trova l’isola Memmia, un isolotto separato dal resto della piazza da un canale. L’isola è tagliata in due da due viali perpendicolari che diventano poi dei ponti laddove la terra lascia spazio al canale (il Ponte Nord, i due ponti degli obelischi e il Ponte dei Papi). Tutto intorno al canale circolare, delle statue di personaggi illustri arredano la piazza donandole un aspetto molto monumentale. La piazza è lambita da alcuni edifici di pregio, tra cui la Loggia Amuleia e Palazzo Angeli.
Al sabato Prato della Valle si anima con un mercato tradizionale, mentre la terza domenica di ogni mese ha qui luogo il mercatino dell’antiquariato.
I nostalgici ricorderanno che il Festivalbar faceva tappa fissa qui!
A pochi passi dalla piazza, anche se non direttamente affacciata su quest’ultima è l’imponente Basilica di Santa Giustina, uno dei luoghi di culto più importanti della città. La chiesa è immensa e ospita numerose opere d’arte. La cosa più curiosa è tuttavia il Corridoio dei Martiri, a cui si accede tramite il transetto destro, e che collega la Basilica al Monastero Benedettino annesso alla stessa. Al centro del corridoio si trova il Pozzo dei Martiri, contenente le reliquie dei martiri padovani.

I murales di Kenny RandomMurales di Kenny Random, Padova
Un diversivo tra un’attrazione e l’altra è rappresentato dall’andare a cercare i murales di Andrea Coppo, in arte Kenny Random, un noto street artist padovano che proprio nella sua Padova ha lasciato numerose testimonianze a partire dagli anni Ottanta. Le sue creazioni si trovano in parte nell’area industriale a nord della stazione e in parte proprio nel centro storico di Padova, quindi non serve nemmeno andarle a cercare… ma saranno loro a trovare voi! Non è difficile capire se un murales è di Kenny Random perché nella maggior parte dei casi nelle sue opere sono ritratti una sagoma maschile con il cilindro che fa cose e un immancabile gatto nero, affiancati da un’esplosione di colori sotto varie forme (spesso delle farfalle). Una delle opere più di passaggio è sicuramente quella in via Roma: non vi dico il punto esatto in cui si trova, perché non potete non notarla!
Per farvi un’idea del suo stile, date un’occhiata al suo profilo Instagram.

La concludo così questa intensa giornata a Padova, anche se ci sarebbero ancora un sacco di cose carine da fare. Promettete di tornarci?

 

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