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Cosa vedere a Trento in un giorno: un itinerario a piedi nella città del Concilio

L’idea di una vacanza in Trentino è associata spesso solo a “cose” naturalistiche e questo fa sì che la bella città di Trento venga sacrificata nel momento di decidere cosa fare e cosa saltare. Se i paesaggi trentini sono senza dubbio alcuno da 10 e lode, anche il capoluogo però si difende molto bene e offre un’ottima parentesi culturale nel contesto di una vacanza che ruota principalmente intorno alla natura. È un piccolo scrigno di bellezza, con un centro storico raccolto, vivace e sorprendente. Date una possibilità a questa città, non ve ne pentirete. 🙂

Per quanto mi riguarda, in passato ero già transitata da Trento in più di un’occasione ma solo per delle soste veloci che non mi avevano permesso di scoprire molto di più di piazza Duomo. La città non mi aveva lasciato indifferente, ma non ne avevo colto appieno il potenziale. Finché non ho poi avuto occasione di tornare e fermarmi per più giorni, in cui son riuscita ad apprezzarla e amarla come si merita. E ora son qui a sponsorizzarla come la gita di un giorno perfetta, poiché è una città che si fa visitare tutta in un giorno senza essere costretti, per la scarsità di tempo a disposizione, a buttare giù dalla torre qualche attrazione. Anzi – attenzione spoiler! -, di torre ce n’è una da visitare che vi lascerà senza parole. 🙂
Non fraintendetemi però: volendo c’è abbastanza materiale per restare in città anche più di un giorno, ma dedicandole solo un giorno e organizzandolo per bene, si riesce ad avere una panoramica piuttosto completa della città.

Nelle righe che seguono, vi ho preparato un itinerario di massima: potete seguirlo passo passo oppure usarlo come canovaccio e modificarlo a vostro uso e consumo. E se ve lo state domandando… sì, come in tutti gli itinerari di un giorno che ho realizzato ad oggi, non faccio mancare dei suggerimenti gastronomici. 😉

Qui l’elenco delle attrazioni di Trento che vi porto a vedere:

Poche tappe, ma molte dense. 😉

Brevissima, ma doverosa, parentesi storica. Trento, oltre che per il popolare scioglilingua (ripetete con me tutto d’un fiato: trentatré trentini entrarono a Trento, tutti e trentatré trotterellando) è famosa per aver ospitato il famoso Concilio, evento che tutti quelli a cui è passato tra le mani un libro di storia hanno sentito nominare. Per chi non ricordasse di che si tratta riassumo all’osso: il Concilio di Trento è stata un’assemblea di tutti i vescovi cattolici del mondo tenutasi dal 1545 al 1563 con lo scopo di affrontare i problemi della Chiesa e di stabilire i cambiamenti necessari per reagire alla diffusione della riforma protestante in Europa. Dal Concilio presero vita la riforma della Chiesa cattolica e la Controriforma.

Con questa nozione in saccoccia, possiamo iniziare il nostro giro!

Piazza Duomo

Faccio cominciare l’itinerario ai tavolini di uno dei locali che si trovano in piazza Duomo. Non si mangeranno le brioche più buone della città, ma di sicuro si fa la colazione più bella, in particolare se avete la fortuna di beccare una giornata di sole. Mentre sorseggiate il caffè e/o addentate un croissant, godetevi tutta la bellezza che vi circonda e approfittatene per leggere questo articolo, così scoprite cosa vi aspetta nella vostra giornata a Trento.

Per “completezza gastronomica”, va detto che in città ci sono pasticcerie più interessanti in quanto a livello di golosità ma che, come location, non possono competere col salotto di piazza Duomo. Inoltre io le ho trovate chiuse nei giorni di mia permanenza a Trento, quindi non posso darvi un riscontro diretto. 🙁 Provatele voi e poi ditemi come sono nei commenti: Casa del Cioccolato; Le Note; Sosi.

Piazza Duomo, dicevamo. Ma quanto è bella? Ho la tentazione di farvi restare ai tavolini del bar tutto il giorno ed esaurire così la giornata a Trento… ma non lo farò solo perché in città ci sono tante altre cose interessanti da scoprire. 😉

Prima di dedicarci all’edificio che dà il nome alla piazza, osserviamo la bella e scenografica fontana nel mezzo a tema marino, la Fontana del Nettuno. È sormontata da una statua in bronzo del dio del mare (è una copia, l’originale si trova nel cortile di Palazzo Thun) e ornata da figure di tritoni, cavalli marini ed altri gruppi scultorei.

La grande mole del Duomo è affiancata dal Palazzo Pretorio, che ospita il Museo Diocesano, e dalla Torre Civica (o Torre di Piazza): questi edifici rappresentano, insieme alla fontana, lo scorcio più fotografato di Trento. Il Duomo è dedicato a San Vigilio, il patrono della città e ha un’importanza non soltanto religiosa ma anche storica, architettonica e pure politica,in quanto fu sede, nel corso dei secoli, di un sacco di cose (da assemblee feudali a incoronazioni imperiali) e fu, soprattutto, la chiesa del Concilio.

Da un punto di vista architettonico, la Cattedrale di San Vigilio rappresenta un interessante commistione tra arte romanica lombarda e il gotico, senza però disdegnare influssi barocchi e neoromanici ottocenteschi. A sovraintendere i lavori furono gli Arogno (prima il padre e poi il figlio), che hanno dato il meglio di sé nella parte absidale esterna, un capolavoro di finestre strombate, archetti ciechi, e una cornice dentellata a coronamento. Vicino all’abside, ma inglobato nel Palazzo Pretorio e non nella cattedrale, si erge snello e slanciato il campaniletto di San Romedio, la cui campana suona 3 rintocchi solo un giorno all’anno, il 15 gennaio (il perché è spiegato da una leggenda).

Il fianco settentrionale della chiesa, quello che dà su piazza Duomo, è quello che trovo più bello e interessante. Soffermatevi a guardare il bel rosone con la Ruota della Fortuna, il protiro (o Porta del Vescovo) con colonne rosse che poggiano su leoni bianchi e il portale riccamente decorato. Nella facciata principale invece non si possono non notare il grande rosone nel mezzo e i due campanili, uno dei quali rimasto incompiuto (digressione: anche nella mia Genova uno dei due campanili della cattedrale è rimasto “mozzo”).

Finito il giro esterno, che vi invito a fare tutto, bisogna poi entrare dentro il Duomo per ammirane la magnificenza da un altro punto di vista. Ci sono un po’ di cose interessanti da vedere all’interno, tra cui cito solo il crocifisso del Concilio, e di sicuro non potrete non notare la grandiosa verticalità tipica dello stile gotico (che apprezzate meglio entrando dal portale maggiore).

Per chi se lo stesse chiedendo… no non mi sono dimentica delle case affrescate di Piazza Duomo, le tenevo semplicemente come ultima cosa, per concludere questa prima tappa in bellezza (non che le altre cose viste fino ad ora siano brutte eh).

I due edifici porticati all’angolo con via Belenzani, che sono due case distinte, rappresentano un’ottima testimonianza della Trento rinascimentale che poi approfondiremo nella prossima tappa dell’itinerario.

Casa Cazuffi, confinante con la chiesa in via Belenzani (quindi la casa di sinistra), ha delle decorazioni che risalgono alla prima metà del 1500 del tutto in linea con la tendenza pittorica dell’epoca, che prediligeva grandi figure a decorazioni attentamente curate o fregi. Non sto a descrivervi l’intero ciclo pittorico, ma vi suggerisco di leggervi un approfondimento (tipo questo) quando siete davanti alla casa, altrimenti rischiate di perdervi dei particolari.

La casa contigua è Casa Rella, che spesso viene erroneamente considerata un tutt’uno con Casa Cazuffi. Va detto che, in effetti, nell’Ottocento, i Rella acquistarono anche la casa vicina ma le decorazioni dei due edifici, se si osservano attentamente, presentano importanti differenze (anche qui, tenete a portata di mano un approfondimento da leggere in loco per cogliere al meglio le decorazioni): se gli affreschi di Casa Cazuffi sono monocromatici e molti studiosi concordano nell’attribuirli alla mano del Fogolino, quelli di Casa Rella spiccano invece per una vivace policromia e la loro attribuzione è molto incerta.

Chiudo infine la tappa (tappona!) Piazza Duomo con una nota pseudo folkloristica: dedicate un istante a osservare il tiglio che si trova davanti alla Torre Civica, il cosiddetto tiglio di piazza. Lì per lì potrà sembrarvi un tiglio come tanti altri, ma per i trentini ha un valore affettivo particolare. Al di là del fatto che è lì da parecchio tempo (circa 300 anni ma va detto che non è sempre stato lo stesso albero per tutto ‘sto tempo, ci son state delle sostituzioni causa cedimenti e quello attuale è stato piantato nel 1985), in passato rappresentava un punto di riferimento fondamentale per la vita cittadina: qui si svolgevano i mercati e si mettevano anche all’asta i mobili sequestrati a chi falliva o non riusciva a pagare le tasse. Non a caso il detto trentino andare a finire sotto un tiglio significa fare una brutta fine.

Via Belenzani

Imbocchiamo ora via Belenzani, la più bella e monumentale strada del centro storico di Trento, del tutto rappresentativa della natura rinascimentale della città. Qui si ammirano alcuni palazzi meravigliosi quali:

  • Palazzo Geremia, oggi sede di rappresentanza del Comune di Trento. La facciata del palazzo è impreziosita da straordinari affreschi di cui però non si conosce l’autore. Si può solo notare che l’anonimo artista ha saputo usare abilmente la prospettiva, di recente invenzione, creando sulla facciata un gioco di illusioni.
  • Palazzo Thun, attuale sede del Comune di Trento. È una delle più significative residenze gentilizie della città e comprende anche la Cappella Vantini e la Torre Mirana, che vengono aperte solo in alcune occasioni. Bisogna quindi spesso limitarsi a dare un’occhiata alla facciata, in cui si sovrappongono diversi interventi stilistici, e al cortile interno.
  • Palazzo Quetta Alberti-Colico. La facciata rinascimentale del palazzo, caratterizzata da bifore, quadrifore, balaustre traforate e un portale in bugnato, è la fusione tra architettura, scultura e pittura: il risultato è un vero e proprio spettacolo. NB il Romanino, che poi incontreremo anche al Castello del Buonconsiglio, ci ha messo lo zampino. Il palazzo è legato al Concilio di Trento poiché funse da alloggio al legato pontificio Seripando

Castello del Buonconsiglio

Dirigiamoci ora, con una breve passeggiata di 10 minuti, verso l’attrazione top della città: il sorprendente Castello del Buonconsiglio. Non ho usato un aggettivo a caso, ma l’ho trovato davvero sopra le righe, in particolare la Torre dell’Aquila che nasconde al suo interno un ciclo di affreschi talmente bello che da solo vale il viaggio fino a Trento. Il castello rappresenta inoltre uno dei principali complessi monumentali di tutto il Trentino.

È stato edificato sopra un rilievo roccioso – e tutt’oggi si trova in posizione leggermente elevata rispetto alla città – con funzioni difensive. Dal XIII secolo fino alla fine del XVIII fu residenza dei principi vescovi di Trento. Si compone di una serie di edifici di epoca diversa, tutti racchiusi entro una cinta di mura dentro le quali si trova anche il bel giardino.

Nel castello è ospitato il museo che racconta la storia della città e del Trentino. Ci sono poi alcuni ambienti da visitare, decorati con affreschi di firme importanti quali il Romanino, Dosso Dossi, Battista Dossi e Fogolino. Il pezzo forte di tutto il complesso è però, senza dubbio, il Ciclo dei Mesi nella Torre dell’Aquila, uno dei più notevoli cicli pittorici di tema profano del tardo Medioevo italiano. Non perdetevelo per nessun motivo!

Ci sarebbero da dire tante altre cose sul castello, ma mi limito ad aggiungerne una. Durante la Prima Guerra Mondiale qui vennero processati gli irredentisti Cesare Battisti, Fabio Filzi e Damiano Chiesa. I tre furono condotti nelle celle ricavate nel loggiato (oggi visitabili) e successivamente condannati a morte. La condanna venne eseguita nella cosiddetta Fossa dei Martiri, nel prato tra il castello e le mura poste a est. Chiesa fu fucilato il 19/05/1916, Battisti e Filzi furono impiccati il 12 luglio dello stesso anno.

Il biglietto per visitare il castello costa 10€, a cui vanno aggiunti 5€ per la visita della Torre dell’Aquila. La visita di quest’ultima va prenotata in biglietteria perché si può accedere solo in piccoli gruppi, dura 30′ e prevede l’ausilio di un’audioguida. Più info sul sito ufficiale del Castello.

Pausa pranzo: dove mangiare a Trento

Se finita la visita del castello, vi avanza un po’ di tempo, approfittatene per fare ancora due passi per il bel centro. Magari spingendovi fino alle mura (quel che ne resta) o, in direzione opposta, fino ai Giardini Pubblici, che sono uno spettacolo nei giorni di bel tempo.

Altrimenti andate subito al sodo, ossia cercare un posto dove mettere le gambe sotto un tavolo e fare onore alla cucina locale. Io ho ben tre locali da suggerirvi, tutti molto validi seppur diversi tra loro. Ma tutti collaudati e promossi a pieni voti.

  • Il Libertino, nel tranquillo quartiere di Piedicastello (che è, tra l’altro, la prima tappa del pomeriggio). Si definisce ristorante enologico, quindi non cadete male se volte provare dei buoni vini, e propone ricette tradizionali in stile contemporaneo. Si mangia bene e si spende il giusto. SITO
    Segnalo anche un altro locale molto popolare lì vicino, ma che non ho avuto (ancora) occasione di provare: la Trattoria Piedicastello.
  • Antica Trattoria al Volt, in via Santa Croce (poco oltre le mura). È un minuscolo ristorante a conduzione familiare dove si mangiano pochi piatti della tradizione serviti in generose porzioni. I prezzi sono onestissimi e la simpatia del titolare rende l’esperienza ancora più piacevole. Conviene prenotare dato che i tavoli son davvero pochi. PAGINA FACEBOOK
    Suggerimento PRO: se volete andare sul sicuro, ordinate il Tonco del Pontesel ossia uno spezzatino speciale, fatto con con carne di vario tipo e lucanica fresca, accompagnato da polenta e crauti. Una vera bontà!
  • Forsterbräu, un ristorante/birreria in pieno centro. È forse il locale più turistico della città e i prezzi sono mediamente più alti che altrove, ma val bene un pranzo o una cena. Il cibo è buono, la birra pure e, nonostante sia gettonatissimo, si trova più o meno facilmente posto a sedere perché è un locale molto grande, ha spazio fuori e una cucina che non chiude presto (come in buona parte dei ristoranti cittadini). SITO
    Sulla falsariga di Forsterbräu, segnalo un’altra birreria popolare a Trento, ma che non ho provato: la Birreria Pedavena. Si trova praticamente davanti al Volt.

Se ne avete altri da suggerire, accomodatevi nei commenti! 😉

Piedicastello

Dopo pranzo dirigiamoci, se non ci siete già, nel rione Piedicastello dall’altra parte del fiume Adige rispetto al centro cittadino. Questo piccolo e tranquillo quartiere rappresenta il cuore più antico e popolare della città. Il fulcro di Piedicastello è la piazza, al centro della quale sorge una fontana ottocentesca. Un angolino di Trento che regala un’atmosfera suggestiva e autentica, creata da un mix di case rustiche e popolari ed edifici più signorili. E, come forse avete intuito leggendo il paragrafo precedente, rappresenta anche un luogo cult del buon mangiare poiché qui si trovano due ristoranti molto apprezzati.

La sagoma slanciata e non ordinaria della Chiesa di Sant’Apollinare è un tratto distintivo di Piedicastello, tant’è che anche Albrecht Dürer ha voluto immortalarla nel suo celebre acquerello Trintperg del 1495. Oltre ad essere un mirabile esempio di chiesa gotica, nonostante le origini pare siano molto più antiche, è anche molto diversa da tutte le altre chiese che si trovano in città. Peccato per il contesto un po’ infelice in cui si trova oggi, ossia quello della spesso trafficata circonvallazione che è stata costruita alla sue spalle.

Uno sperone roccioso che raggiunge i 309 metri slm si trova alle spalle di Piedicastello: è il Doss Trento, anche lui ritratto nell’acquerello di Dürer sopra citato. È ricoperto da 8 ettari di foresta e, insieme al Dosso di San Rocco e al Dosso Sant’Agata formano i “tre denti” dell’antica Tridentum romana. È conosciuto anche con il nome di Monte Verruca per la sua forma… che un po’ assomiglia a una verruca.

Chi è in vena di farsi una breve scarpinata in salita, può raggiungere la sommità del Dòs Trènt – così è chiamato in dialetto trentino – e godere di un favoloso panorama su Trento e parte della valle. In cima al doss si trovano alcune testimonianze storiche, tra cui il mausoleo che accoglie le spoglie del “martire della città” Cesare Battisti, eretto nel 1934 (come visto prima, è stato giustiziato presso il Castello del Buoncosiglio). Il monumento, di forma circolare e di chiara ispirazione classica, è ben visibile dal centro e dal castello. Nonostante Cesare Battisti sia stato un personaggio importante per Trento, questo non è un luogo molto sentito dai trentini, che qui ci vanno più che altro per fare un po’ di sport (ci vogliono 20/30 minuti a salire e ci sono un po’ di percorsi alternativi) a pochissima distanza dalla città.

Chi invece è della scuola “minima spesa, massima resa” e vuole quindi godere di un bel panorama ma non facendo fatica, può prendere la funivia per Sardagna e ascendere il Monte Bondone in 4 minuti netti e al costo di un biglietto ordinario del trasporto pubblico. Verrete così catapultati dal centro di Trento all’abitato di Sardagna (600 metri slm) in men che non si dica. Qui potete semplicemente godervi il panorama, fare due passi all’aria aperta oppure cercare un bel posticino in cui degustare di prodotti locali… dopotutto anche questo può essere classificato come sport. Astenetevi dal prendere la funivia però se soffrite di vertigini dato che il percorso, seppur breve, è decisamente inclinato. Gli orari aggiornati della funivia, ed eventuali notizie su aperture/chiusure straordinarie, li trovate in questa pagina.

MUSE

Con una breve passeggiata di 15 minuti dalla stazione della funivia si arriva al MUSE, il grandioso Museo delle Scienze di Trento – già l’edifico che lo ospita fa capire il tenore del museo – in cui potete trascorrere da un paio d’ore soltanto a tutto il giorno, dipendentemente dalle vostre inclinazioni (valutate infatti se visitarlo prima o dopo il giro in funivia e/o l’ascesa al Doss Trento).

Il MUSE è un’attrazione cittadina relativamente recente, dato che è stato inaugurato nel luglio del 2013. Va però detto che non è nato così dal nulla ma ha sostituito, proseguendone e ampliandone le attività, il  Museo tridentino di scienze naturali che è stato mandato in pensione (beato lui che ce l’ha fatta).

Si trova in un edificio progettato da Renzo Piano, costruito seguendo tecniche volte ad assicurare il risparmio energetico e la sostenibilità ambientale, il cui profilo ricorda l’andamento frastagliato delle montagne trentine, in particolare delle Dolomiti. Anche l’interno è notevole da un punto di vista strutturale: è caratterizzato da un grande “buco centrale” in cui “galleggiano” animali tassidermizzati e lo scheletro di una balenottera comune spiaggiata nel 1995 sulle coste di Livorno (uno dei vanti del museo).

Il biglietto intero per visitare il MUSE costa 11€ e il  museo è aperto tutti i giorni, tranne il lunedì, con orario continuato (martedì-venerdì dalle 10 alle 18, sabato, domenica e festivi dalle 10 alle 19). Vi suggerisco però di controllare il sito ufficiale del museo per vedere se ci sono delle aperture straordinarie in qualche occasione, nonché per reperire altre informazioni che vi possono essere utili.

Il quartiere Le Albere che ospita il museo è stato progettato altresì dall’archistar genovese (e inaugurato nel luglio 2013 come il MUSE), nel contesto di ambizioso progetto di riqualificazione ambientale a seguito della dismissione della fabbrica trentina Michelin. Si tratta di un quartiere residenziale che si sviluppa su una superficie di 11 ettari. Per rendere meglio l’idea, vi fornisco qualche numero: qui son stati realizzati 300 appartamenti, 30mila metri quadrati di uffici e negozi, 2.000 posti auto, 30.000 metri quadrati di piazze, strade, percorsi pedonali e ciclabili e 5 ettari di parco pubblico. E, come in molte casistiche simili, non sono mancate le critiche legate al progetto.

Concludo qui l’itinerario a Trento, sperando che sia stato o che sarà di vostro gradimento. Dal mio modesto punto di vista l’ho trovata una città piena di spunti interessanti e sorprese in cui spero di tornare tante altre volte! Rappresenta inoltre un’ottima base di appoggio per chi vuole farsi qualche giro nei bellissimi dintorni, anche se non ha un mezzo di trasporto proprio (come me). Ancora una volta, voglio sfatare il mito che non si possa fare i turisti coi mezzi pubblici e vi elenco qualche spunto su cosa fare nei dintorni di Trento senza macchina:

  • Visitare Rovereto: il delizioso centro storico fatto di antiche botteghe, il placido lungofiume, il grandioso MART e la casa d’arte futurista di Depero.
  • Arrivare fin sulle sponde settentrionali del lago di Garda e gironzolare per la bella, e spesso affollatissima, Riva del Garda. Volendo si può anche “sconfinare” fino in Lombardia e andare a fare un giro a Limone sul Garda.
  • Prendere il trenino Trento-Malé e godere dei bellissimi paesaggi della Val di Non e Val di Sole. Si può scendere in qualche paesino (da non perdere Cles e la sua terrazza panoramica) e fare dei tratti a piedi della ciclopedonale, del tutto immersi nella natura.
  • Rilassarsi sulle sponde del Lago di Levico, in una cornice naturale che sembra di essere dentro a una cartolina.

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