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Isole Azzorre: 8 curiosità che le rendono ancora più speciali

Leggenda narra che le Azzorre, nove isole solitarie a 1300 chilometri di distanza dalle coste del Portogallo (di cui fanno parte, anche se si tende a dimenticarlo), siano resti di Atlantide. In realtà, l’arcipelago è nato dall’attività vulcanica e, a partire dal 1400, è stato colonizzato dagli europei.

Oggi sono diventate un’ambitissima meta turistica, ma nonostante ciò hanno saputo mantenere la loro autenticità che le rende così speciali.
Poiché vi ho già parlato tanto di questioni pratiche -come organizzare un viaggio alle Azzorre, quando andare, quale isola scegliere e via dicendo, trovate tutto qui– adesso voglio concentrarmi su qualche aspetto più leggero e curioso relativo a questo arcipelago delle meraviglie. Perché di cose strane da raccontare sulle Azzorre ce ne sono per così.

L’unico tè prodotto in Europa

Sull’isola di São Miguel, la più grande e più varia dell’arcipelago, si trovano le uniche piantagioni di tè di tutta l’Europa.

Il tè non è nativo dell’isola, ma è stato introdotto nel XIX secolo. A São Miguel ha trovato un clima favorevole -temperature miti e piogge abbondanti durante tutto l’anno- che gli ha permesso di crescere e stanziarsi. Anche se rispetto al passato la sua produzione è stata molto ridimensionata, rimane comunque una peculiarità di São Miguel dove si può percorrere la cosiddetta “strada del tè“, in cui piccole piantagioni si affacciano sull’Oceano Atlantico.

Il caffè più settentrionale del mondo

Il mondo si divide in due categorie: chi beve tè e chi beve caffè. E le Azzorre sono in grado di accontentare entrambe.

Per trovare le piantagioni di caffè, bisogna però saltare sull’isola di São Jorge nel gruppo centrale. Nelle fajãs (pianure costiere) della costa sud, ricchissime di vegetazione, si produce addirittura caffè! Si tratta di piccole piantagioni, destinate principalmente al consumo locale (si può però provare e comprare in un piccolo bar in loco), che possono vantare l’appellativo di piantagioni di caffè più a nord del mondo.

Lo stufato vulcanico

Torniamo a São Miguel e dirigiamoci nella località di Furnas, la zona più vulcanica dell’isola. Qui la gente del posto utilizza il calore del sottosuolo per cucinare un particolarissimo stufato di carne. Gli ingredienti sono messi all’interno di un pentolone che, una volta ben chiuso, viene calato all’interno di un buco fatto nel terreno e coperto con la terra. Lo spezzatino, che risponde al nome di cozido das Furnas (o solo cozido), si cuoce lentamente nel sottosuolo a una temperatura di circa 80° (!) e dopo sei/sette ore viene dissotterrato e servito nei ristoranti del paese o nelle case private.

Entrare dentro un vulcano

Una costante delle Azzorre sono i vulcani, ma solo nell’isola di Terceira è possibile addentrasi dentro un camino vulcanico. Un vulcano non più attivo si intende, altrimenti è un attimo che si fa la fine del cozido.

All’Algar do Carvão, situato più o meno nel centro dell’isola, ci si può addentrare quasi fino a 100 metri di profondità e ammirare dall’interno il cono di un vulcano, alle cui pareti è cresciuta un sacco di vegetazione. L’effetto che fa è molto strano.

La vetta più alta di tutto il Portogallo

La sagoma dell’isola di Pico è caratterizzata dall’omonimo vulcano. I più maliziosi potrebbero vederci un seno femminile, con tanto di capezzolo rappresentato dal piquinho, il pinnacolo che sporge dalla caldera.

Ma al di là di cosa si vede nella sagoma, il Pico con i suoi 2351 metri di altezza è importante perché rappresenta non solo la vetta più alta dell’arcipelago delle Azzorre, ma di tutto il Portogallo (di cui le Azzorre fanno parte, anche se sembrano un mondo a sé).

I 2351 metri del Pico non sono un’altezza così strabiliante, ma bisogna tenere conto di un dettaglio: se misurate dalla base sul fondo dell’oceano le cime delle montagne delle Azzorre sono tra le più alte del pianeta, e quindi anche il Pico può aspirare al titolo di tetto del mondo.

Uno strano modo di fare il vino

La produzione di vino nelle Azzorre ha origini piuttosto antiche: i primi vigneti furono messi in piedi dai frati francescani quando approdarono nell’arcipelago nel XV secolo. Fu una delle prime cose che fecero. Chiamali scemi.

In origine c’erano vigneti e si produceva vino in ogni isola, ma poi un’epidemia fillossera a metà Ottocento ne ha devastato una buona parte, tant’è che oggi si coltivano uve da vino solo sulle isole di Pico, Terceira e Graciosa.

È Pico che fa la parte del leone nella produzione di vini locali e sull’isola le Adegas, ossia l’insieme di vigne vulcaniche e cantine, sono addirittura state dichiarate Patrimonio dell’Unesco.

È molto particolare la coltivazione del vino a Pico: i locali hanno imparato a coltivare l’uva all’interno di piccole “celle” delimitate da muri di roccia lavica che hanno la doppia funzione di proteggere le viti da vento e schizzi d’acqua del mare, e di accumulare calore durante il giorno per sprigionarlo di notte. Si crea così un microclima ideale per la maturazione.

Ortensie ovunque ma…

Altra costante delle Azzorre, oltre ai vulcani, sono le ortensie. Fiori bellissimi e coloratissimi che si trovano praticamente ovunque nell’arcipelago, tanto da pensare che siano autoctoni. E invece no! Son piante originarie dell’Asia meridionale e orientale e delle Americhe, introdotte alle Azzorre nel XVII secolo per poi diventare molto comuni (l’isola di Faial è soprannominata isola azzurra proprio perché, durante la fioritura delle ortensie, si tinge completamente di quel colore).

Oggi le Azzorre senza ortensie sarebbero un po’ come le Azzorre senza vulcani… quindi non sarebbero nemmeno più Azzorre!

Il bar dei marinai più famoso del mondo

La città di Horta, sull’isola di Faial, è da sempre un punto di sosta obbligato per tutte le navi di passaggio tra l’Europa e l’America. Da qui son transitati e continuano a transitare tantissimi marinai che, almeno da cent’anni, trovano riparo e calore al Peter’s Sport Cafe, un bar nato come un ufficio postale per i marinai, diventato presto un’istituzione dell’isola e di tutto l’arcipelago. Ormai è turistico in modo imbarazzante, ma rimane pur sempre il posto dove bere il gin tonic più buono di tutte le Azzorre!

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