La leggenda di Serisso a Trapani. Forse pirata, forse mercante. Sicuramente cornuto

Pirata Serisso, TrapaniLa storia, anzi la leggenda, del pirata Serisso è talmente ingarbugliata che son due anni (DUE!) che rimando la scrittura di questo post scoraggiata dai troppi dettagli non trascurabili da dover mettere insieme. Questa volta però, mi sono armata di tanta pazienza, ed eccomi a voi con la mia narrazione.
Tanto per cominciare, partiamo dall’ambientazione. Ci troviamo a Trapani, Sicilia Occidentale, città nel cui centro storico si trova una via che prende il nome proprio dal protagonista del nostro racconto, via Serisso. Racconti, sarebbe meglio dire perché di versioni ne esistono ben due…

#1 – Serisso il corsaro (cornuto)
Un ricco corsaro trapanese prese in sposa una donna francese, Madame Serisse, dalla quale ereditò il nome (fatto curioso, solitamente avviene il contrario). Ma la donna, durante un periodo di assenza del marito da Trapani -evidentemente il nostro aveva business non meglio precisati fuori città- scappò via con uno schiavo saraceno di cui si era innamorata. Serisso, una volta di ritorno, non trovando nessuno a casa ad aspettarlo partì subito alla ricerca dei due amanti clandestini e, non si sa come, riuscì a trovarli. Entrambi fecero una fine non troppo bella: lui venne ucciso per primo, poi fu il turno della moglie infedele a cui tagliò la testa e se la portò come trofeo a Trapani, insieme alla vedova di colui che l’aveva reso cornuto. La testa della moglie la conficcò poi in un palo davanti a casa sua.

#2 – Felice Aiuto, il mercante di schiavi (cornuto)
Nella seconda versione della storia Serisso non è un pirata, ma un mercante di schiavi registrato all’anagrafe come Felice Aiuto (il nome è tutto un programma…). Il suo business model era il seguente: acquistava schiavi turchi e col ricavato riscattava cristiani catturati dai saraceni. Fin qui nulla da dire, se non sollevare qualche dubbio sul suo guadagnarsi da vivere, ma non voglio andare fuori tema. Un giorno uno dei suoi schiavi saraceni scappò con sua moglie e Serisso si mise subito alla ricerca disperata dei due amanti, col fine di punirli. Non fu particolarmente fortunato perché la nave con cui stava conducendo le ricerche venne presa d’assalto dai pirati e il povero Serisso venne ridotto in schiavitù e portato a Tunisi dove fu “acquistato” da una coppia… la moglie e l’ex schiavo! La cosa (più) assurda è che nessuno dei due amanti lo riconobbe, quindi se lo presero in caso e lo ribattezzarono Alì. Felice/Alì, da schiavo, riuscì comunque a vendicarsi: un giorno uccise prima l’amante della moglie e poi la moglie. A quest’ultima tagliò la testa e la portò come trofeo a Trapani, dove la espose davanti alla sua abitazione.

Comunque siano andate le cose, oggi, a memoria di quanto accaduto, troviamo all’inizio di via Serisso (all’incrocio con viale Regina Elena) una targa con delle scritte e la testa di una donna in marmo, probabilmente quella della moglie di Serisso.
La morale della favola, a prescindere dalla versione preferita, è comunque piuttosto chiara: le mogli infedeli devono stare molto attente, perché potrebbero fare una brutta fine. Discutibile come concetto, dal momento che spesso e volentieri sono i mariti a non essere fedeli, ma non voglio entrare nel merito della discussione. Mi limito a leggere la morale da un’altra angolazione, l’insegnamento potrebbe essere il seguente: “mogli che tradite il marito, fatevi più furbe nel nascondere la malefatta!”.

 

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