Provincia di Trapani: cosa vedere (in città e) nei dintorni

Provincia di Trapani: cosa vedere e fareTrapani, Città del Sale e della Vela, negli anni è migliorata tantissimo. Ha saputo valorizzare il suo patrimonio artistico-culturale e oggi è più splendente che mai. Tuttavia i suoi dintorni sono talmente belli che è un peccato “barattarli” con un soggiorno prolungato in città. Se avete una giornata (anche mezza) a disposizione visitatela, altrimenti vi suggerisco a malincuore di passare oltre. Non me ne vogliano i trapanesi! Un’altra opzione più accomodante può essere quella di fare base a Trapani e spostarsi in giornata nelle località vicine, in macchina o coi mezzi, anche se il risveglio in alcuni posti di questo angolo incantato di Sicilia o aspettarsi il calare del sole in religioso silenzio, son cose che non hanno prezzo. Ma si sa, la vita è fatta di scelte 😉
Di seguito qualche suggerimento su cosa fare nei dintorni di Trapani (nell’ordine, ma non di importanza, parlerò di: Erice, Segesta, Isole Egadi, Scopello, Riserva dello Zingaro, San Vito Lo Capo, Riserva naturale di Monte Cofano, Grotta Mangiapane, cantine del Marsala e isole dello Stagnone e saline), mentre di come trascorrere una giornata in città ne ho già scritto qui.


#1 – Erice
EriceAbbarbicato su un pendio a 751 metri sul livello del mare, proprio sopra la città di Trapani, è il favoloso borgo fortificato di Erice. Un paesotto tutto sommato piccolino, in cui però si trascorrerebbero giorni interi a girare tra i suoi stretti vicoli e ammirare il generoso panorama. Qui si respira un’atmosfera magica, nonostante i tanti turisti, tra le sue ripide stradine e gli edifici in pietra. Per non parlare poi delle fantastiche vedute che regala sia sulla città di Trapani (da quassù si riesce a vedere bene la sua forma di falce) che sull’imponente monte Cofano e la costa.
Da non perdere la sosta golosa da Maria Grammatico, che da decenni sforna dolcetti siciliani da capogiro (prendetene un cabaret da portare a casa e concedetevi una genovese calda accompagnata da un bicchierino di Marsala, il top!).
Erice si raggiunge da Trapani o in bus (ci vogliono circa 40 minuti) o, meglio ancora, con la scenografica funivia che in 10 minuti collega la città a Erice – la stazione di valle si trova sulla strada provinciale per Erice nei pressi di via Capua, non proprio in centro. Il biglietto per la funivia è un po’ caro (corsa semplice 5,50€, andata e ritorno 9€) ma di sicuro si tratta di un mezzo di trasporto meno comune del bus. Quando c’è troppo vento non è in funzione, date sempre un’occhiata al sito ufficiale oppure provate a chiamare.


#2 – Segesta
SegestaA una mezz’ora di macchina da Trapani si trova una delle zone archeologiche più scenografiche di tutta la Sicilia, Segesta, con il suo tempio incompiuto disperso nelle campagne dell’interno e il piccolo teatro, in una posizione a dir poco sublime: affacciato sul golfo di Castellammare, come se quello fosse lo spettacolo da vedere (e che spettacolo!). Mentre l’accesso al tempio è subito vicino alla biglietteria, per arrivare fino al teatro bisogna affrontare una leggera salita di una quindicina di minuti, sempre all’interno dell’area archeologica. C’è però un servizio navetta a pagamento per i più pigri.
Arrivare qui in macchina è piuttosto semplice, basta prendere l’autostrada da Trapani e uscire all’uscita Segesta. La macchina va lasciata al parcheggio che dista un chilometro dalla zona archeologica, con servizio di navetta per la stessa incluso nel prezzo (5€ per veicolo). Un po’ più complicato è arrivare con i mezzi pubblici: c’è la possibilità di arrivare in bus sia da Trapani che da Palermo, ma gli orari non sono particolarmente generosi e si rischia di perdere una giornata intera per un’ora e mezza o due effettive di visita. L’ingresso all’aerea archeologica costa 6€ ed è aperta tutti i giorni dalle 9 del mattino fno alle 17, 18 o 19 in base al periodo dell’anno (potete controllare qui).


#3 – Isole Egadi
Favignana, isole EgadiSe le prime due proposte di questo elenco son fattibili in giornata da Trapani, alle Egadi è meglio restarci qualche giorno, soprattutto nella bella stegione, per viversele al meglio e godersi in tutto e per tutto l’atmosfera che qui si respira. Favignana, Levanzo e Marettimo: 3 isole una più bella dell’altra. Meno pop delle cugine Eolie, ma comunque belle alla follia. Ognuna ha delle sue caratteristiche peculiari e proprio per questo è bello aver l’occasione di visitarle tutte e tre. La più accessibile e “modaiola” è Favignana, che si raggiunge con soli 20/30 minuti di aliscafo da Trapani (più del doppio in traghetto, che però costa la metà: ~10€ verso ~20€). È anche la più grande dell’arcipelago, nonché quella più sviluppata da un punto di vista turistico e che offre numerose possibilità di alloggio e divertimento. Nonostante le dimensioni più estese delle altre due isole, si gira tutta in bicicletta, volendo anche in una giornata soltanto (ma, come già detto, sarebbe un peccato non rimanere di più). Poi c’è Levanzo, la più piccolina che, oltre a un mare spettacolare, offre la possibilità di visitare la principale testimonianza preistorica delle Egadi, la Grotta del Genovese, in cui si trovano dei graffiti rappresentanti scene del passato non troppo chiare ma molto interessanti. E poi c’è Marettimo, la mia preferita. L’isola più remota e selvaggia, raggiungibile solo dopo un’ora e venti minuti di aliscafo dal porto di Trapani (che raddoppiano se si prende il traghetto). Tranquilla e solitaria, offre un po’ di possibilità di fare dei trekking non particolarmente impegnativi (uno tra tutti quello per raggiungere punta Troia), di fare il bagno in calette pressoché deserte e, soprattutto, di staccare completamente la spina.
Le isole Egadi si possono raggiungere esclusivamente via mare, col traghetto o l’aliscafo. Il porto principale da cui partono le imbarcazioni è appunto quello di Trapani.


#4 – Scopello
Faraglioni di ScopelloUna minuscola frazione di Castellammare del Golfo, molto turistica in estate, in cui si trovano praticamente solo B&B e ristoranti. Nonostante ciò rimane un grazioso angolo di Sicilia nonché la base ideale per andare a visitare la meravigliosa riserva dello Zingaro di cui al punto successivo. Scopello val bene una sosta sicuramente per trascorrere un po’ di tempo presso l’affascinante tonnara, una delle più importanti e antiche di tutta la Sicilia, oggi proprietà privata (biglietto d’ingresso 3,5€). Tra edifici fatiscenti e fotogeniche ancore arrugginite, da qui potete osservare al meglio i faraglioni di Scopello. Il naturalista scozzese Gavin Maxwell, che qui ha trascorso parecchio tempo durante gli anni ’50 e ha ambientato il suo libro Ten Pains of Death, ha definito questo posto come il più bello mai visto…


#5 – Riserva dello Zingaro
Riserva dello ZingaroUno dei tratti di costa più belli della Sicilia intera e una delle poche zone rimaste pressoché incontaminate. Ciò è stato possibile grazie a una class action a inizio anni ’80 che ha visto marciare pacificamente per la preservazione di questo luogo tremila persone, che si sono opposte alla costruzione di una strada per collegare direttamente Scopello e San Vito lo Capo (le due località in linea d’aria son vicinissime, ma per andare da una all’altra bisogna fare un giro dell’oca). Lo Zingaro è la prima riserva naturale istituita in Sicilia e offre la possibilità di fare splendide passeggiate (nel momento in cui scrivo soltanto il sentiero costiero è percorribile) in una cornice idilliaca: calette dove il mare è così turchese che obbliga la sosta e una natura rigogliosa e profumata. Il golfo di Castellammare è onnipresente sullo sfondo, così come le montagne alle spalle che proteggono questo meraviglioso angolo di mondo.
Alla riserva si può accedere sia da Scopello che da San Vito lo Capo. In questo secondo caso però, dal centro cittadino si devono percorrere 11 km lungo una strada tanto bella quanto tortuosa e non ci sono mezzi pubblici né servizi (serve necessariamente un mezzo di trasporto proprio o il tempo e la voglia di farsi tutto il tragitto a piedi). Da Scopello all’ingresso della riserva sono invece soltanto un paio di chilometri.
7 chilometri dividono i due ingressi della riserva percorrendo il sentiero costiero e, sulla carta, il tempo di percorrenza stimato è di due ore. Calcolate però molto più tempo perché sicuramente farete più di una sosta nelle calette per fare il bagno (chi resiste?!) o per i visitare i piccoli ma interessanti musei che si trovano lungo il percorso. Io vi suggerisco di non perdervi quello della Manna e quello dell’Intreccio, che sono i più particolari.
La riserva è aperta tutti i giorni dalle 7 alle 19:30 (ma durante alcuni periodi dell’anno gli orari potrebbero essere un po’ diversi, controllate sul sito) e il biglietto d’ingresso costa 5€. In estate è molto affollata, meglio andarci in primavera o in autunno.
NB all’interno della riserva non ci sono punti di ristoro: portatevi qualcosa da mangiare e soprattutto da bere.


#6 – San Vito lo Capo
San Vito Lo CapoNell’estremità settentrionale di questa parte di Sicilia si trova San Vito lo Capo, località che fino a non troppi anni fa era piuttosto tranquilla anche in alta stagione. Poi qualcuno l’ha scoperta e ha diffuso il verbo: la cittadina è stata invasa dal turismo che in parte l’ha trasformata senza però deturparla come è successo altrove. Nonostante sia un po’ scomoda da raggiungere, i turisti di oggi non si fanno scoraggiare e arrivano fin qui, dove finisce la Sicilia. Il Cous Cous Fest di San Vito, che si tiene ogni anno verso fine settembre, da sagra di paese è diventato un evento a risonanza mondiale. La sua lunga spiaggia di sabbia bianca, compresa in una pittoresca cornice naturale, nei mesi estivi è letteralmente presa d’assalto. L’offerta turistica è aumentata notevolmente e le vie del centro sono un susseguirsi di ristorantini, gelaterie e negozi di souvenir.
Nonostante ciò, San Vito lo Capo resta una gran bella località che vale la pena visitare, fosse anche di sfuggita usandola come base per visitare la Riserva dello Zingaro. Oltre alle cose già citate qui sopra in maniera piuttosto disordinata (la spiaggia di sabbia bianca, il cous cous), a San Vito lo Capo c’è una tonnara abbandonata da vedere, il faro (con una bella passeggiata per raggiungerlo) e la bellissima spiaggia del Bue Marino nella frazione di Macari. Aspettare qui il tramonto, con la sagoma del monte Cofano che si erge dal mare, è un’esperienza unica (fatevi una vaga idea guardando questo breve video). Infine, vuoi non assaggiare il caldo freddo? Si tratta di un dolce fatto con gelato al caffè, panna, pandispagna al ruhm e cioccolata calda. Una cosina leggera insomma 😉


#7 – Riserva naturale di Monte Cofano
Monte CofanoL’imponente promontorio che si erge dal mare tra Trapani e San Vito è il monte Cofano, una collinetta di nemmeno 700 metri d’altezza (659 per la precisione) che però, in un contesto marinaro come questo, sembra l’Everest. Tutta la zona che gravita qui intorno è stata dichiarata riserva naturale e il suo interesse storico e naturalistico non va sottovalutato. Si possono fare numerose e bellissime escursioni all’interno della zona di varie difficoltà ma sempre godendo di una natura pressoché incontaminata all’interno di un contesto favoloso. Si può ad esempio salire fino in cima al Cofano oppure, mantenere un profilo più basso, e fare tutto il periplo dello stesso in una passeggiata in piano di circa 2 ore dall’ingresso est di Castelluzzo fino all’ingresso ovest di Cornino. Le ore raddoppiano se si ritorna al punto di partenza. Un luogo magico, in cui avrete voglia di tornare. Per non parlare dei tramonti che regala


#8 – Grotta Mangiapane
Grotta MangiapaneLa zona del monte Cofano è costellata da numerose grotte, principalmente nella frazione di Scurati (Custonaci) che, oltre ad essere di grande interesse geologico è anche molto caratteristica. Sono i fenomeni carsici che hanno portato alla creazione di queste grotte, molte delle quali sono state utilizzate in passato come riparo dai nostri antenati (a testimonianza di ciò sono i numerosi reperti in esse ritrovati). E non sto parlando soltanto della preistoria, ma anche di epoche un po’ più recenti: basti pensare che durante la Seconda Guerra Mondiale le grotte hanno ospitato gli sfollati. La grotta più grande (alta 70 metri e profonda 50) e anche più interessante della zona è la Groppa Mangiapane, che prende il nome dalla famiglia che la abitò fino a metà del ‘900 (!!!). È un piccolo villaggio oggi disabitato ma reso museo a cielo aperto. Le prime costruzioni vengono fatte proprio all’interno della grotta ma successivamente all’espansione della comunità, nuove case, ma anche esercizi commerciali e stalle per gli animali, vengono costruiti nelle immediate vicinanze. Così, per un bel po’ di anni, una piccola comunità ha vissuto indisturbata in questo mondo a parte affacciato sul mare. Tra le stradine acciottolate del villaggio nel periodo natalizio ha luogo un suggestivo presepe vivente che ridà vita alla Grotta Mangiapane.
La grotta è visitabile da aprile al 31 ottobre, tutti i giorni dalle 10 alle 19. Il prezzo del biglietto è di 3€.


#9 – Le cantine del Marsala
Degustazione di Marsala presso le cantine Florio a MarsalaAggiungendo un po’ d’alcol al vino locale, questo può viaggiare per lunghi periodi senza rovinarsi. E fu così che nacque il Marsala, per mano di un lungimirante commerciante inglese, John Woodhouse, che ne intravide, in tempi non sospetti, il potenziale. A dire il vero la storia è un po’ più articolata di come ve l’ho sintetizzata io, ma non voglio togliervi il piacere della scoperta prendendo parte a una visita guidata presso una delle cantine in cui si produce questo vino liquoroso o fortificato (io l’ho fatta presso lo Stabilimento Florio, ma è possibile farla anche presso le Cantine Pellegrino o Marco de Bartoli), che culmina inevitabilmente con una ricca degustazione. Il prezzo delle visite varia a seconda della cantina, indicativamente è sui 10/15€ a persona. Un affascinante percorso alla scoperta di questo vino, che vi suggerisco vivamente di fare, e non solo per tutto il Marsala che vi offrono alla fine! Non si può visitare il trapanese senza omaggiare il suo vino più famoso.
Già che siete in città, raggiungibile in 30/40 minuti di treno da Trapani, date un’occhiata al suo grazioso centro barocco e non dimenticatevi una passeggiata sul lungomare!


#10 – Le isole dello Stagnone e le saline
È doveroso dirvi da subito che nella laguna dello Stagnone, con le sue isolette e le saline, ci son stata tantissimo tempo fa, praticamente nel giurassico, quindi non sono in grado di darvi delle informazioni pratiche molto aggiornate. Ma faceva brutto fare una lista di 9 punti e, inoltre, sarebbe stato inconcepibile parlare di cosa vedere nei dintorni di Trapani senza includere questa attrazione. Se sono digiuna di informazioni pratiche, e assolutamente senza nemmeno una foto da mostrarvi (ai tempi della mia visita si usava ancora la pellicola, ve l’ho detto che era il giurassico!), ho però dei bei ricordi ancora vivi nella mia mente. Dopotutto certi posti è difficile dimenticarli 🙂
L’antica città fenicia di Mozia è l’attrazione principale della zona. Si trova sulla minuscola isola di San Pantaleo, proprio di fronte a Marsala (si raggiunge con 10 minuti di traghetto). La quantità di storia e di cultura che ha transitato da queste parti è inversamente proporzionale alle piccole dimensioni dell’isola: la potete girare tutta tranquillamente tutta a piedi, ma dedicatele un po’ di tempo perché ne vale la pena. Tappa obbligatoria da fare è quella al Museo Whitaker per ammirare, tra le altre cose, la statua del Giovinetto di Mozia scoperta solo in anni recenti. Il giovinetto in questione, non si sa esattamente chi fosse (un magistrato punico? un dio? un giovane alla guida di un cocchio?) ma dando un’occhiata al fisico -le fanciulle si soffermeranno sicuramente sul lato B- era sicuramente un gran bel giovinetto! 😀
Altra cosa da non perdere in zona è la visita alle saline, dove si possono fare diversi tipi di esperienze (potete approfondire qui), tra cui sperimentare il relax più totale in un contesto naturale spettacolare! Inutile dirvi che lo spettacolo è ancora più bello al tramonto. Ricordo ancora con molto affetto un curioso personaggio che gravitava (e credo graviti ancora) nella zona delle saline: l’autoproclamatosi poeta incisore Peppe Genna, un energico signore che va verso gli 80 anni e che ogni giorno si reca presso le saline per vendere le sue poesie incise su pietra e altri ricordini del posto. E per regalare grandi sorrisi a fare lunghi discorsi con tutti quelli che passano di lì.
Concludo con una promessa: quando tornerò da queste parti, mi auguro presto, sarà mia cura riscrivere queste righe dedicate alla laguna dello Stagnone aggiungendo qualche dettaglio più pratico, come al mio solito.

 

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