Com’è viaggiare in Lombardia subito dopo il lockdown

 
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Silvia e Raff
Non so voi, ma io dopo aver avuto conferma che il tempo non sarebbe stato così brutto, mi sono concessa qualche giorno fuori casa – rigorosamente all’interno della Lombardia, regione in cui risiedo – in occasione del ponte del 2 giugno 2020.

Nei giorni del lockdown, iniziato il 24 febbraio per me, e nella complessità del periodo che ci stiamo buttando (con cautela) alle spalle ho avuto modo di apprezzare lo stare ferma. Cosa che non mi capita molto spesso. Ma al contempo, non vedevo l’ora di tornare a godere di tutta la bellezza che c’è fuori. E così ho fatto. 🙂



E poi, ogni occasione è buona per scoprire posti nuovi e bellissimi, anche senza dover per forza andare dall’altra parte del mondo (ma quanto siamo fortunati noi in Italia?). In questo ponte del 2 giugno ho scoperto un angolino incantanto di Lombardia che non conoscevo – Limone sul Garda e dintorni, ve ne parlerò presto qui sul blog – e ho fatto il primo pieno di bellezza post lockdown.

E, nel frattempo, ho un po’ cercato di capire come si stanno muovendo gli addetti ai lavori. Vi racconto la mia esperienza nelle righe che seguono.

Trasporti

Se mi seguite da un po’ sapete che, se posso, mi sposto con i mezzi pubblici e non con l’auto. E così ho fatto anche in questa occasione.

Tanto per cominciare, non ho mai visto la Stazione Centrale di Milano così vuota durante un ponte festivo, ma anche in generale. Sono stati predisposti dei percorsi obbligati a senso unico che fanno incontrare meno gente, ma il mancato fermento festivo era comunque percepibile.

Il treno da Milano a Desenzano ha iniziato a riempirsi un po’ strada facendo ma, nonostante i posti dimezzati rispetto “al solito”, ci siamo seduti tutti. In un weekend normale pre Covid-19 sui treni per il Garda si viaggiava come sardine.

Il bus da Desenzano a Limone era praticamente vuoto ma l’autista non ha fatto salire chi era sprovvisto di mascherina e guanti.

Alloggio

In tempi normali non avremmo mai trovato alloggio a ridosso della partenza in una località super gettonata come Limone sul Garda, che in questa stagione viene presa d’assalto dai turisti tedeschi. E, invece, non solo ce l’abbiamo fatta – la difficoltà stava piuttosto nel trovare un albergo aperto -, ma ci siamo aggiudicati anche la stanza migliore con una fantastica vista sul lago.

In tutta la struttura, un grande casolare composto da numerosi appartamenti, solo due erano occupati: il nostro e quello sotto.
In tutte le recensioni che avevamo letto prima di prenotare, si parlava di un posto molto bello (confermo e consiglio vivamente) con un unico neo: il rumore fino a tardi del ristorante/bar frequentatissimo che fa parte del complesso ma che noi abbiamo trovato ancora chiuso. Gli unici bellissimi rumori che abbiamo sentito erano quelli degli uccellini e del vicino ruscello. 🙂

Giovanni, l’albergatore, ci ha accolto con la mascherina e ovviamente senza stringerci la mano. Ci ha mostrato l’appartamento dicendoci che eravamo i primi clienti in assoluto del post lockdown e, quindi, della stagione. Ci ha spiegato come è stato trattato l’appartamento prima di metterlo nelle nostre mani:
– tutte le cose di stoffa lavate e trattate da una ditta specializzata;
– le superfici sanificate e disinfettate con prodotti appositi (ci ha spiegato minuziosamente tutti i vari passaggi, ma qui ve li risparmio).

Inutile aggiungere che si trovavano dispenser di gel disinfettante per le mani un po’ ovunque nella struttura così come i cartelli che ricordano di lavarsi spesso le mani, indossare le mascherine e tutte le altre “regolette” che abbiamo imparato in questo periodo e che vanno sempre rispettate (che poi non sarebbe male metterle in pratica anche dopo l’emergenza…).

Ristoranti

Limone sul Garda è una località che vive al 90% di turismo tedesco. La chiusura dei confini ha portato quindi alla chiusura di buona parte delle strutture ricettive nonché di ristoranti, bar e negozi. La nostra voglia di farci una super mangiata di pesce di lago è pertanto svanita nel nulla nel giro di poche ore dopo l’arrivo in paese.

Dopo un primo giro nel delizioso centro, ci siamo resi conto che sarebbe stato meglio fare un po’ di spesa per cena e cucinare nell’appartamento. L’errore grave è stato quello di andare a farsi un giretto prima: ci siamo presentati davanti al supermercato alle 19:05, ma siamo rimasti fregati perché chiudeva alle 19 (ci siamo fidati di Google che indicava, invece, la chiusura alle 19:15). Inoltre l’indomani era domenica, quindi sarebbe comunque stato chiuso.
(Vabbé questo non c’entra molto con la faccenda del viaggiare nel post Covid-19, ma l’ho voluto mettere lo stesso).

Non avendo visto ristoranti aperti e avendo provato a chiamarne un po’ senza riscontro, abbiamo ripiegato su uno dei due bar aperti al porticciolo in cui si erano già riversati tutti i pochi turisti in giro. Una birra e un panino non ce li ha negati nessuno (dopo averci misurato la temperatura, ovviamente). Il pesce di lago… un’altra volta.

La seconda sera ha riaperto miracolosamente un ristorante, il più coraggioso di Limone e il primo in assoluto del paese. Alle 10 di sera c’era infatti ancora un po’ di gente che aspettava di sedersi, tra cui noi. Per fortuna la voglia di andare a mangiar fuori non è passata!
Non era ristorante della vita, ma uno di quei posti che hanno il menù lunghissimo (quindi dove fanno tutto in maniera mediocre) in cui normalmente non andrei. Tuttavia il personale era molto cortese e simpatico, nonché ossessionato dalle nuove misure di pulizia.

La mattina del terzo giorno, un feriale in mezzo a due festivi, mi sono precipitata al supermercato per fare un po’ di scorta. La scelta era poca e i prezzi alti ma almeno non abbiamo rischiato di restare a stomaco vuoto o di mangiare nuovamente panini. Un’insalatina condita con olio del Garda e del formaggio sono stati la nostra cena l’ultima sera a Limone.

Morale della favola: nelle località piccole e che vivono di turismo ci siamo dovuti accontentare e attrezzare. Un po’ come quando si va nelle località di mare a febbraio.

Come viaggeremo adesso?

Credo siamo tutti d’accordo che nel futuro prossimo, nonostante la graduale ripresa già in atto, molto cambierà rispetto a prima. Probabilmente non si tornerà alla normalità che conoscevamo, ma presumibilmente ce ne sarà una nuova. E non è detto che sarà peggio.
Comunque andranno le cose – lo scopriremo solo vivendo diceva qualcuno – molto dipenderà da noi e dalla nostra capacità di adattarci a questa nuova situazione. Dovremo essere resilienti anche per quanto riguarda il viaggiare e usare tanto buonsenso, ora più che mai. Difficilmente, almeno nell’immediato, riusciremo a fare viaggioni dall’altra parte del mondo. Ma, dopotutto, abbiamo un paese pieno di bellezza di ogni genere, capace di farci sognare come pochi altri. Godiamocelo. 🙂

Suggerimenti curiosi e golosi per visitare alcune regioni italiane:

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2 commenti per “Com’è viaggiare in Lombardia subito dopo il lockdown”
  1. articolo interessante ma davvero triste…non è certo una situazione che invoglia a viaggiare…ricordiamoci che la normalità è una sola! Fuori dalla Lombardia, comunque, mi è parso che ci siano meno restrizioni.

    • Ciao Marco,
      tieni presente che il post è relativo alla mia esperienza del ponte del 2 giugno, a lockdown appena finito e con le regioni ancora chiuse. E in una località turistica che vive di turismo tedesco. Una situazione quindi piuttosto “estrema”.
      Adesso la situazione è cambiata anche in Lombardia.
      Credo comunque che alcune pratiche igieniche che il Covid ci ha imposto sia bene utilizzarle sempre.
      In qualsiasi caso, prendendo le dovute precauzioni, io sono riuscita a girare un po’ da fine lockdown. E la voglia di continuare a farlo non mi è passata.
      Buona serata,
      Silvia

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