Cosa vedere a Rimini in un giorno: un itinerario a piedi nella città felliniana

 

Mi sono sempre tenuta alla larga da Rimini perché l’ho sempre (erroneamente) catalogata come una destinazione per chi vuole divertirsi e basta, facendo la spola tra spiaggia e discoteche. Quindi un tipo di divertimento che non fa per me. Ho però dovuto cambiare idea, dopo aver scoperto una città ricca di storia e dall’interessante e glorioso passato, oltre che una località molto stimolante, godereccia e vivace, anche in inverno. Sia chiaro: la parte di “turismo ignorante” – passatemi il termine, che non vuole essere dispregiativo ma solo leggero – è prettamente estiva e rappresenta una grossa fetta di visitatori che arrivano in città, ma Rimini ha anche un’altra anima più sofisticata, che convive bene con l’altra.

Ho visitato per la prima volta Rimini durante un freddissimo dicembre, periodo che pensavo morto da un punto di vista turistico, ma così non è stato. A parte le sfavillanti luminarie natalizie che regalavano al centro storico un’atmosfera magica, escludendo le attività strettamente legate alla stagione balneare tutto il resto era aperto e ben frequentato: attrazioni, musei, ristoranti, con uno shift fisiologico dalla marina al centro.

Rimini vanta numerose attrazioni di rilievo grazie al suo importante passato. È stata colonia romana, svolgendo il cruciale ruolo di via di comunicazione tra nord e sud della penisola, e poi vivace feudo dei Malatesta a partire dal 1200. La città conserva ancora splendide testimonianze di entrambe le epoche e del successivo passaggio di artisti del calibro di Piero della Francesca e Leon Battista Alberti.
E per aggiungere una nota di folklore in questo stringatissimo paragrafo dedicato alla storia di Rimini, segnalo che nel 1843 venne inaugurato proprio qui il primo stabilimento balneare in Italia, iniziando una tradizione turistica che arriva fino ai giorni nostri.
Cosa vedere a Rimini in un giorno
Va poi detto che Rimini ha dato i natali al pluripremiato regista Federico Fellini, che ha contribuito a portare il cinema italiano in tutto il mondo e che a Rimini è ricordato (anche) con un museo a lui intitolato, di recente inaugurazione.

Da un punto di vista pratico Rimini non è una città piccola. Tuttavia le attrazioni principali si trovano vicine tra loro nel centro storico, che si gira a piedi senza problemi. E, in una giornata piena in cui ritagliarsi del tempo anche per una doverosa pausa pranzo, si possono smarcare più o meno tutte. Se però capitate in città durante la stagione balneare, è un peccato non bazzicare anche nella zona costiera: in questo caso, valutate di rimanere in città più a lungo di un giorno soltanto e di noleggiare una bicicletta per spostarvi perché le distanze iniziano ad essere significative (nulla però che non si possa coprire con una pedalata).

Rimini rappresenta inoltre un’ottima base per esplorare le località nei dintorni, quindi potreste pensare di abbinare la visita del capoluogo romagnolo a quella di alcuni borghi vicini (ad esempio la graziosissima Santarcangelo di Romagna o il micro stato di San Marino).

Segnalo infine che a Rimini hanno spesso luogo importanti fiere e convegni (TTG, Sigep, Riminiwelness ecc. ecc.). Per non trovare quindi alberghi a tariffe più alte e ristoranti pieni cercate di pianificare la vostra visita in città in un weekend più “scarico”… a patto che riusciate a trovarlo. 🙂

Fatte queste lunghe ma doverose premesse, adesso mi concentro su cosa vedere a Rimini in un giorno, suggerendovi un itinerario di massima da fare a piedi che, partendo dalla stazione centrale, tocca i seguenti punti di interesse:

Tempio Malatestiano

Tempio Malatestiano, Rimini
Faccio iniziare questo itinerario dalla stazione ferroviaria di Rimini non solo perché ipotizzo possiate arrivare col treno, ma anche perché si trova in una posizione piuttosto centrale e molto comoda per visitare il centro. Tanto per darvi qualche riferimento in più: la stazione separa la zona del mare in cui la concentrazione di alberghi è densissima (per curiosità, fatevi un’idea dando un’occhiata su Google Maps a quanti alberghi saltano fuori), e il centro storico dove siamo diretti noi.

In meno di 10 minuti di cammino si è davanti a uno dei monumenti più importanti e significativi della città, il Tempio Malatestiano. Ed è proprio da qui che cominciamo a fare conoscenza con Rimini.

Il Tempio Malatestiano, chiamato anche semplicemente Duomo, è il principale luogo di culto cattolico della città oltre a essere un’opera chiave del Rinascimento riminese.

Ad ordinare la trasformazione di una preesistente chiesa antica in qualcosa di splendido splendente fu Sigismondo Pandolfo Malatesta, signore di Rimini e Fano dal 1432 (e fratello di Novello che nella vicina Cesena ha lasciato lo zampino). Questi voleva qualcosa di grandioso, sia per lasciare testimonianza della magnificenza malatestiana che per essere più in linea con la nuova cultura rinascimentale che stava spopolando. Così nel 1450 iniziarono i lavori che videro Leon Battista Alberti, uno dei massimi protagonisti della cultura rinascimentale, impegnato nella facciata (rimasta in parte incompiuta ma comunque maestosa).

L’interno, a navata unica, cela un bel po’ di capolavori. Ne cito solo alcuni:

  • la Cappella dei Pianeti con bassorilievi di pianeti e dei corrispondenti segni zodiacali;
  • l’Arca degli antenati e dei discendenti di Agostino di Duccio, custodita nella Cappella degli Antenati;
  • i raffinati bassorilievi, sempre di Agostino di Duccio, della Cappella di S. Michele (o cappella degli angeli musicanti);
  • le virtù teologali e cardinali scolpite tra i pilastri della cappella di San Sigismondo (manca la giustizia, ma non si conosce il motivo);
  • il crocifisso di Giotto del 1312;
  • l’affresco di Piero della Francesca che ritrae Sigismondo inginocchiato ai piedi di San Sigismondo.

Insomma, vi faccio fare un bel pieno di capolavori subito a inizio giro!

Nel 1460, Sigismondo non ebbe più i soldi per portare avanti i lavori del tempio (nel 1462 venne inoltre scomunicato e cadde del tutto in disgrazia): l’ambiziosa costruzione fu così interrotta e non venne realizzata la cupola a copertura, come nel progetto originale dell’Alberti. Sicuramente è un peccato, ma questo non ha impedito al Tempio di diventare comunque grandioso… come da copione! 😉

Se non avete ancora fatto colazione, proprio dietro il Tempio Malatestiano si trova una delle migliori pasticcerie della città, Il Duomo (nonostante il sito web di dubbia usabilità). In alternativa potete fare un salto al Mercato Coperto in piazza San Francesco, che rimane proprio lì dietro, dove le possibilità di comprare qualcosa di buono da mangiare non mancano, sia all’interno del mercato stesso che nelle botteghe che affacciano sulla piazza (segnalo il Panificio Cupioli, un esercizio storico che propone interessanti golosità).

Piazza Tre Martiri

La prossima tappa è la maestosa piazza principale di Rimini, che si raggiunge in meno di due minuti di cammino dal Tempio Malatestiano (e anche dalla pasticceria e dal mercato). Arrivando da via IV Novembre, appena prima di entrare nella piazza, sbatterete contro il Cippo di Giulio Cesare. Il cippo è a memoria del momento in cui il console romano pronunciò, davanti ai suoi soldati, la celebre frase alea aicta est (il dado è tratto) appena prima di varcare il fiume Rubicone, che allora segnava il confine dello Stato romano. Era una fredda notte di inizio gennaio del 49 a.C. e con questa mossa Giulio Cesare diede inizio alla guerra civile, violando esplicitamente la legge che proibiva l’ingresso armato entro i confini dell’Italia.

E adesso godiamoci tutta la bellezza di Piazza Tre Martiri, che rappresenta uno dei maggiori luoghi d’incontro riminesi, grazie alla sua centralità e ai tanti locali che si trovano e che contribuiscono ad animarla.
Cippo di Giulio Cesare, Rimini
La piazza è sempre stata un luogo centrale nella storia della città, l’ombelico di Rimini insomma. Nel periodo romano era l’antico foro, posto all’incrocio tra cardo e decumano. Oggi in questo punto esatto, c’è il disegno di un sole rinascimentale nella pavimentazione. Lo stesso sole che si trova sia nel Tempio Malatestiano che sul quadrante dell’orologio della piazza. La piazza ha poi assunto il nome di piazza delle Erbe e, dal 1946, è stata intitolata ai tre partigiani – Mario Capelli, Luigi Nicolò, Adelio Pagliarani – che qui vennero impiccati il 16 agosto del 44. A ricordo di questo episodio, c’è un inserto in marmo nella pavimentazione della piazza.

L’aspetto odierno di Piazza Tre Martiri è elegante e, tra gli edifici che la cingono, meritano di essere citati il tempietto di Sant’Antonio e la Torre dell’Orologio.

Arco di Augusto

Arco di Augusto, Rimini
Da piazza Tre Martiri, imboccando Corso d’Augusto (occhio che qui il mercoledì e il sabato mattina c’è il mercato) si arriva in pochi minuti al cospetto dell’arco romano più antico tra quelli conservati, il maestoso Arco di Augusto. Per la sua maestosità si intravede già dalla piazza, ma è doveroso avvicinarsi per poterlo contemplare meglio.

Fu costruito nel 27 a.C. nel punto di arrivo della via Flaminia, la via che collegava Roma a Rimini, in onore di Cesare Ottaviano Augusto. Un tempo aveva la funzione di porta monumentale in quanto era inserito nella cinta muraria cittadina, e ciò è facilmente desumibile perché ai fianchi dell’arco sono ben visibili resti di mura. Oggi invece è un semplice arco trionfale, nonché uno dei simboli della città di Rimini. L’Arco di Augusto, in forma smagliante nonostante l’età (è stato riportato di recente al suo antico splendore) è valorizzato dall’area verde che lo circonda.

Piazza Cavour

Tornate ora sui vostri passi, ripercorrete quindi Corso d’Augusto e Piazza Tre Martiri per sbucare in un’altra grandiosa piazza riminese: Piazza Cavour. Nel Medioevo rappresentava il centro della vita cittadina, ma anche ai giorni nostri non ha perso la sua centralità e rimane una delle piazze più frequentate e importanti di Rimini. Piazza Cavour rappresenta un po’ il centro monumentale della città grazie a tanti punti d’interesse che contiene.
Piazza Cavour, Rimini
Tanto per cominciare una triade di palazzi mica da ridere: Palazzo dell’Arengo – ottima espressione del medioevo riminese -, Palazzo del Podestà e Palazzo Garampi (oggi sede del Comune).

Poi c’è il Teatro Comunale Amintore Galli, bellissimo ed elegantissimo nelle sue forme neoclassiche.

Sul lato sinistro della piazza si trova l’ingresso della vecchia pescheria, ossia l’antico mercato del pesce di Rimini. L’edificio si presenta come una loggia sotto la quale si trovano i lunghi banchi in pietra d’Istria su cui veniva esposto il pesce. La Pescheria Vecchia è uno dei luoghi più pittoreschi e caratteristici della città e oggi nella zona tutta intorno ha luogo buona parte della nightlife riminese.

Infine, al centro della piazza, si trovano la statua di Paolo V e la bella Fontana della Pigna. Quest’ultima è stata eretta originariamente in epoca romana, ma ha subito notevoli trasformazioni nel corso dei secoli, tanto da avere oggi un aspetto un bel po’ diverso da quello originale. Fino al 1912 ha rappresentato l’unica fonte di acqua potabile della città, poi è stato inaugurato l’acquedotto pubblico ed è quindi stata declassata a fontana ornamentale e luogo d’appuntamento (i riminesi sono soliti darsi appuntamento “alla Pigna”!).

Domus del Chirurgo e Museo della Città “Luigi Tonini”

In Piazza Luigi Ferrari, a pochi passi da Piazza Cavour, si trova un’entusiasmante new entry del panorama culturale riminese: la Domus del Chirurgo, ossia un’abitazione romana risalente alla seconda metà del II secolo che, come suggerisce il nome, apparteneva proprio a un chirurgo dell’antichità.

La Domus è stata scoperta relativamente di recente – ossia nel 1989 – quando qualcuno notò dei frammenti di un affresco intrappolati tra le radici di un albero che stavano rimuovendo con un escavatore (!). L’apertura al pubblico risale invece al 2007 ed è per questo che l’ho etichettata come new entry.
Domus del Chirurgo, Rimini
Gli scavi hanno riportato alla luce molti mosaici ancora intatti (il più pregevole è quello di Orfeo tra gli animali) e affreschi policromi, oltre a quello che è stato identificato come uno dei più completi corredi di strumenti chirurgici di età romana. I reperti medici ritrovati nella domus sono centinaia!

A quanto scoperto, la domus venne ristrutturata negli ultimi anni del II secolo o nei primi decenni del III. In seguito a un incendio che la distrusse del tutto, fu poi abbandonata e mai più occupata. In qualsiasi caso, ciò che è stato ritrovato qui ha un valore inestimabile. Se, prima della visita volete approfondire l’argomento e arrivare in loco preparatissimi, vi suggerisco di dare un’occhiata a questo sito.

Dopo aver visitato la Domus è necessario fare un salto al vicino Museo della città di Rimini (il biglietto d’ingresso è lo stesso così come gli orari di apertura) dove sono custoditi tutti gli oggetti ritrovati nella Casa del Chirurgo e vi è anche una ricostruzione della stessa.

Il Museo è piuttosto grande e, oltre alla sezione dedicata alla Domus, comprende una fornita pinacoteca e una sezione archeologica. Valutate, in base all’ora che si è fatta, se visitare il museo subito dopo la Domus o se andare prima a pranzo e tornare qui nel pomeriggio (chiude sempre alle 19, un’opzione può essere quella di visitarlo come ultimissima cosa). E valutate anche di visitarne solo un pezzo: so che è un peccato ma nella vita bisogna fare delle scelte, soprattutto se si ha poco tempo a disposizione.

Domus e museo si visitano con un unico biglietto cumulativo di 7€.

Dove mangiare a Rimini: 3 suggerimenti per la pausa pranzo

Dopo tutti ‘sti giri scommetto che ora vi è venuta fame, vero? L’ottima notizia è che a Rimini, da un punto di vista gastronomico, cascate molto bene. Sia che vogliate fare uno spuntino veloce (se dico piadina cosa vi viene in mente?), sia che vogliate mettere le gambe sotto un tavolo e fare un pasto completo, le opzioni non mancano. Io ve ne do 3, riciclabili eventualmente anche per cena, in particolare le ultime due:

  • Per una piadina o un cassone – tipo di piadina molto sottile, già farcita, ripiegata su sé stessa e chiusa – al volo potete andare Dalla Lella in via Covignano 96 (non è proprio in pieno centro, bisogna fare una passeggiata di 15 minuti). Il locale è una un’istituzione riminese, tanto che ha aperto anche altre sedi vicino al mare, e c’è chi dice che qui si mangi la miglior piadina di Rimini. Per ovvie ragioni non ho potuto assaggiare tutte le piadine della città, ma posso confermare che quella della Lella è ottima!
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  • Se preferite rimanere in centro e mangiare un piatto caldo, un’opzione valida è l’osteria Brodo di Giuggiole in via Soardi. L’ambiente è informale e il padrone di casa è molto simpatico e pronto a suggerire piatti e abbinamenti col vino. La proposta gastronomica è buona e il ruolo dei protagonisti è indubbiamente giocato da cappelletti e passatelli in brodo. Cantina piuttosto fornita (ma anche il vino della casa non è male) e prezzi sono onesti.
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  • Un’opzione un po’ più ricercata, ma senza esagerare, è rappresentata dal ristorante Retroborgo in Borgo San Giuliano, zona in cui vi conduco nel pomeriggio. Qui si servono i piatti della tradizione rivisitati in maniera creativa, a volte un po’ audace ma sempre nei limiti dell’apprezzabile. In estate si mangia nella deliziosa piazzetta davanti al locale, ma anche l’interno è un luogo piacevole. I prezzi sono un po’ più alti della media ma va detto che non lesinano sulle porzioni. Il servizio attento e cordiale.
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Io vi ho fornito 3 opzioni per tutti i gusti e le tasche. Se poi voi avete altri suggerimenti mangerecci, accomodatevi nei commenti e tirateli fuori: farete felici me e chi leggerà questo articolo dopo di voi. 🙂

Ponte di Tiberio

Ponte di Tiberio, Rimini
Dopo aver pranzato, se non siete ancora stati al Museo della Città, valutate se farci un salto prima di iniziare a smarcare la lista della cose da vedere nel pomeriggio (NB in inverno riapre alle 16).

Io proseguo con l’itinerario che ho pensato per voi e vi conduco ora davanti a uno dei simboli di Rimini: il Ponte di Augusto e Tiberio (solo Ponte di Tiberio per gli amici :D). Fu eretto sul fiume Marecchia, quando il suo corso non era stato ancora deviato. A chiederne la costruzione fu l’Imperatore Augusto (i lavori iniziarono nel 14 d.C.), ma a portarlo a compimento fu il suo successore Tiberio nel 21 d.C., che si è quindi beccato l’intitolazione.

Rappresenta uno dei più notevoli ponti romani superstiti: è un’imponente opera architettonica composta da 5 arcate a tutto sesto con delle edicole cieche tra le imposte degli archi e lo stile è sobrio e armonico allo stesso tempo (come quello dell’Arco di Augusto visto in mattinata). Dal 1885 è monumento nazionale.

Piazza sull’Acqua

Un ottimo punto per fotografare il ponte è la nuova Piazza sull’Acqua, affacciata proprio sull’invaso del ponte. Qui fino a non molti anni fa sorgeva un luogo invisibile e pressoché abbandonato che è stato restituito alla città, dopo anni di tentativi mal riusciti, nel 2017.

La piazza è un luogo in cui rilassarsi e passeggiare lontano dal caos cittadino, grazie anche alla scenografica passeggiata pedonale raso acqua sul bordo del bacino.

Dietro alla piazza si trova Le pietre raccontano, un nuovo parco archeologico (anche se questa dicitura è un po’ esagerata) dove sono esposte alcune pietre appartenenti a un’arcata del Ponte di Tiberio crollata e rinvenuta durante gli scavi degli anni ’90, in precedenza collocate nel Parco Marecchia (o Parco XXV Aprile) che è il polmone verde che si dirama per 25 ettari partendo proprio da qui. Non viene difficile credere che si tratti del più grande parco pubblico della città.

Borgo San Giuliano

Borgo San Giuliano, Rimini
Se a pranzo siete stati da Retroborgo, avete già avuto modo di sbirciare tra le strette vie di Borgo San Giuliano, un piccolo e affascinante quartiere di Rimini – pieno di colori, balconi fioriti e scorci pittoreschi – che quasi non sembra di essere in città! (Questo anche grazie al fatto che è chiuso al traffico).

In passato San Giuliano era il borgo dei pescatori, oggi si è trasformato in una ragnatela di stradine, slarghi e piazzole con case basse e ben curate (edilizia popolare rimessa a nuovo con gusto) dove è piacevole perdersi e respirare quell’atmosfera raccontata nei film di Fellini, che amava Borgo San Giuliano e ha contribuito a farlo diventare una celebrità.

A rendere omaggio al maestro e, contemporaneamente, ancora più pittoresco il Borgo, sono i variopinti murales sulle facciate delle abitazioni realizzati da pittori riminesi e che rappresentano i film e la vita di Fellini. Divertitevi a riconoscere i protagonisti dei suoi film tra i vicoli e le casette di Borgo San Giuliano!

Fellini Museum

Come avrete notato, a Rimini ci sono un po’ di attrazioni turistiche giovani che affiancano monumenti millenari. Ma quella di cui vi sto per parlare è proprio “neonata” dato che è stata inaugurata (in parte) nell’estate del 2020, in occasione del centenario della nascita del Maestro: il Museo Internazionale Federico Fellini. È un museo che si sviluppa in tre differenti location – Castel Sismondo, Palazzo del Fulgor e Piazza Malatesta – e propone un percorso per conoscere meglio Fellini attraverso proiezioni di filmati rari e l’esposizione di oggetti di scena dei suoi film. Non aggiungo altro perché devo fare outing e dirvi che io non l’ho visitato (sceim on mi!) ma ho due buoni motivi per non averlo fatto: 1) al momento della mia visita la terza location non era ancora stata aperta e 2) ho così già una scusa pronta per tornare a Rimini!
Vi lascio comunque il link al sito ufficiale del museo e, mi raccomando: se lo visitate prima di me fatemi sapere com’è nei commenti!

Altre cose da vedere a Rimini

In teoria avrei finito ma è doveroso aggiungere che, se avete ancora del tempo a disposizione ci sono ancora un po’ di cose da vedere quali l’Anfiteatro Romano, Porta Montanara, il quartiere Marina e l’Italia in Miniatura. La scelta di non includere queste attrazioni nell’itinerario è voluta, non si tratta di dimenticanze. Ho preferito dare più spazio ad altre ritenendole più azzeccate in un itinerario di un giorno alla scoperta di Rimini. E inoltre ho voluto evitare la bulimia del turista: va bene cercare di visitare il più possibile, ma non va bene (né ha senso) correre da una parte all’altra della città per vedere tutto ma di corsa.

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