Patagonia fai da te: consigli e cose da sapere per organizzare un viaggio pazzesco

 

Patagonia fai da teSpazi sconfinati, catene montuose dominate da picchi aguzzi e una natura sorprendente: la Patagonia rappresenta il sogno di un po’ tutti i viaggiatori e degli amanti della natura e del trekking. È però un viaggio che si tende a rimandare sia perché i costi non sono proprio bassissimi, a partire dal volo, ma anche perché non tutte le stagioni vanno bene. Serve quindi trovare la giusta congiunzione astrale per riuscire finalmente a partire ma, con un po’ di tenacia condita a un pizzico di fortuna, vi assicuro che non è un’impresa impossibile. Ripetete con me: la Patagonia non è utopia, anche se tempo e budget sono limitati.

E questo articolo l’ho realizzato proprio per dispensare qualche consiglio a chi anela un viaggio in Patagonia da tempo ma ha sempre rimandato. Proprio come è successo a me.



Quando andare in Patagonia

Cominciamo da ‘quando andare’ perché il periodo scelto per un viaggio in Patagonia fa la differenza.

La stagione migliore in assoluto da un punto di vista climatico è l’estate australe, quindi da metà/fine dicembre a marzo. La brutta notizia è che questi mesi coincidono con l’alta stagione in cui le temperature sono sì più gradevoli rispetto all’inverno e permettono di fare più cose, ma più si scende di latitudine, più aumentano i prezzi (leggi: il sogno di un viaggio in Patagonia low cost si infrange contro un iceberg). Inoltre, essendoci molta più gente in giro – inclusi gli stessi argentini poiché ci sono le vacanze scolastiche -, si rende indispensabile prenotare alloggi, spostamenti ed escursioni (anche i ristoranti se son molto gettonati) e lasciare poco margine all’improvvisazione.
Canyon nei pressi di Perito Moreno, Patagonia (Argentina)
Un ottimo compromesso è partire a novembre, meglio verso la fine. Si tratta di un mese mite, affollato al punto giusto e in linea di massima con poca pioggia.
Volendo potete anche rischiare ottobre, ma la possibilità di trovare ancora freddo aumenta. Mi rendo conto che si tratta di mesi curiosi per prendere ferie, soprattutto se si lavora come dipendenti. Anche alla luce del fatto che un viaggio in Patagonia non si esaurisce in una settimana, ne servono come minimo due. Ma se ne avete la possibilità… cogliete la palla al balzo! Anche il portafogli ringrazierà.

Cosa vedere in Patagonia: le attrazioni da non perdere

In questa sede non mi dilungherò troppo sulle attrazioni patagoniche – la zona è tanto grossa quanto interessante! – ma, ai fini di darvi un’idea di quali sono le principali cose da vedere e fare, mi limito a fare un elenco delle fondamentali. Poi prometto che scriverò qualche altro articolo più specifico.
Cerro Campaniario, Patagonia (Argentina)
Un viaggio in Patagonia come minimo sindacale deve prevedere le seguenti tappe:

Itinerari papabili di due o tre settimane

Adesso che sapete quali sono i must patagonici, proseguiamo con ordine e parliamo di ipotetici itinerari che si possono fare in Patagonia avendo due o tre settimane a disposizione.
Cerro Fitz Roy (El Chaltén), Patagonia (Argentina)
Siamo tutti al corrente che si tratta di una regione talmente estesa che ci vorrebbero mesi per visitarla come si deve. Stiamo infatti parlando di circa 900.000 km² (includendo anche la Terra del Fuoco) che si dividono tra Argentina e Cile e, anche se si selezionano solo alcune località da visitare, non bisogna sottovalutare gli spostamenti talvolta molto lunghi. Ma noi comuni mortali che dobbiamo accontentarci di due misere settimane di ferie, tre se siamo particolarmente fortunati, dobbiamo ottenere il meglio da questo poco tempo. E io son qui per questo, per aiutarvi a ottimizzare! 😉

Itinerario di due settimane in Patagonia

Ve lo dico senza troppi giri di parole: secondo me due settimane sono troppo poche per visitare la Patagonia dall’Italia. Il viaggio è ai limiti dell’interminabile – solo per arrivarci, si perde almeno una giornata, che diventano due o più verosimilmente tre, dovendo pure tornare – e non sempre si trovano voli aerei a “prezzi politici”. Il tutto va poi sommato a lunghe distanze tra i luoghi d’interesse e il dover saltellare da un aereo all’altro per tentare di accorciarle.
Uno sbattimento e un esborso economico per avere a disposizione solo 10/11 giorni effettivi in suolo patagonico. Ma se il convento passa solo questo, un itinerario salva tempo papabile è quello che vi espongo qui sotto.
Cueva de las Manos, Patagonia (Argentina)
Si vola dall’Italia a Buenos Aires e si prende un volo interno per El Calafate, senza nemmeno visitare la capitale (anche se la maggior parte dei voli interni parte dall’Aeroparco Jorge Newbery AEP, un po’ partono dall’Aeroporto internazionale Ministro Pistarini EZE, permettendovi quindi di non dover far cambio di aeroporto una volta atterrati nella capitale con un volo in arrivo dall’Italia).

A El Calafate va dedicato almeno un giorno intero per visitare il ghiacciaio Perito Moreno, che si tratti di un trekking o di una gita in barca. Quindi, vanno previste un paio di notti.
Giacciaoio Perito Moreno, Patagonia (Argentina)
La tappa successiva è El Chaltén a 3 ore e mezza di bus a nord. Qui vanno previste due o tre notti e altrettanti trekking (come minimo vanno fatti Laguna Torre e la Laguna de Los Tres) per poi ritornare a El Calafate e da qui prendere un bus per raggiungere Puerto Natales in Cile. Sono “solo” ~270 km che separano le due località, ma è la frontiera col Cile che fa perdere un sacco di tempo: potrebbero volerci “solo” 3 ore e mezza, ma se prendete il bus tra una cosa e l’altra (controlli di tutti i passeggeri), il tempo di percorrenza è facile che raddoppi. Valutate quindi l’ipotesi di noleggiare una macchina per essere così indipendenti e più rapidi, anche negli spostamenti successivi.

A Puerto Natales non ci si va tanto per visitare la cittadina, che comunque malvagia non è nonostante non abbia granché da offrire, ma perché è il punto di partenza per il meraviglioso parco nazionale Torres del Paine dove si potrebbero trascorrere giorni a camminare (il circuito W, un trekking che tocca tutti i punti d’interesse dal parco, si fa in non meno di 3 giorni di cammino). Ma se il tempo è tiranno le opzioni sono due: si fa un trekking in giornata (il trekking più celebre è quello che arriva fino al Mirador Base Las Torres da dove si possono ammirare dal basso le tre torri simbolo del parco) oppure prendere parte a un’escursione organizzata in cui, stando più o meno comodamente seduti su un minivan, si viene portati a visitare tutte le principali attrattive del parco, incluso il selvaggio e bellissimo ghiacciaio Grey, più complicato da raggiungere in autonomia in giornata.
Torres del Paine, Patagonia (Cile)
La tappa successiva a Puerto Natales è la fine del mondo, ossia la cittadina portuale di Ushuaia. Se avete affittato la macchina, la raggiungerete in un tempo variabile tra le 9 e le 11 ore, altrimenti potete prendere un bus che ce ne metterà almeno 12 (passare dal Cile all’Argentina è comunque più veloce che il contrario) oppure potete tornare a El Chalten e prendere un volo interno. In qualsiasi caso una giornata va prevista per questo spostamento.

A Ushuaia potete rimanere due o tre giorni in base al tempo che vi è rimasto a disposizione. Dopodiché comincerà un’interminabile saga aerea: 4 o 5 ore di volo da Ushuaia a Buenos Aires da sommare al volo intercontinentale (se volate su Roma son 12 ore e mezza).
In questo modo non ho incluso una tappa a Buenos Aires, ma se lo scopo è di visitare la Patagonia in sole due settimane, io suggerisco di saltarla a piè pari. Lo farete un’altra volta. 🙂

Itinerario di tre settimane in Patagonia

Se invece le settimane sono tre potete aggiungere anche un po’ di Patagonia del nord.

Una volta atterrati a Buenos Aires prendere un volo per San Carlos de Bariloche, Bariloche e basta per gli amici, dove potete rimanere due o tre notti. Ci sono un po’ di cose interessanti da fare in città e negli immediati dintorni quali il Circuito Chico o la Ruta de Siete Lagos, tanto per citarne un paio.

Da Bariloche comincia poi la discesa verso sud via terra lungo la mitica Ruta 40, fattibile sia in bus che in macchina (in questa seconda opzione avrete più libertà ma, essendo la strada più o meno tutta dritta non c’è in questo punto un netto vantaggio).

La prima tappa è la località hippy di El Bolsón dove, se il tempo è bello, si trascorrono volentieri un paio di giorni. Nei dintorni ci sono dei bei trekking da fare e un paio di giorni alla settimana si svolge una grande fiera dell’artigianato che richiama gente da ogni dove.
Nei pressi di Perito Moreno, Patagonia (Argentina)
Da El Bolsón in 7 ore e mezza di auto (un po’ di più con l’autobus) si raggiunge l’anonima cittadina di Perito Moreno, da non confondere col ghiacciaio un bel po’ più a sud. Arrivati fin qui ci sono due opzioni: tirare dritto e guidare/stare su un bus per tante ore quante vi hanno condotto fin qui oppure rimanere per la notte e ripartire l’indomani visitando in giornata la sorprendente Cueva de las Manos, un sito con numerose incisioni rupestri rappresentanti delle mani, snobbato da molti viaggiatori ma che val bene una sosta.

Qualsiasi cosa decidiate di fare, la tappa successiva è El Chalten e da qui fino a Ushuaia suggerisco di seguire l’itinerario di massima proposto sopra. Una volta a Ushuaia, il rientro è sempre in aereo via Buenos Aires per la quale potreste avere qualche giorno avanzato per visitarla.

I costi di un viaggio in Patagonia (e cose da sapere sui soldi)

Prima di partire ero convinta che avrei dovuto accendere un mutuo per un viaggio in Patagonia: informandomi un po’ in rete, con amici che c’erano già stati e leggendo la guida, la costante recepita era che la Patagonia è una meta cara. Ed effettivamente posso confermare che non si tratta della meta low cost per eccellenza, ma credevo molto peggio. Non fraintendetemi: in Patagonia non si spende tanto quanto si potrebbe spendere nel Sud Est asiatico. È e rimane un viaggio mediamente caro ma facendo un po’ di attenzione è possibile non spendere una fucilata. Io, ad esempio, me la son cavata con ~2300€. Cifra comprensiva di un volo a/r da Milano a Buenos Aires via Roma; due voli interni (Buenos Aires>San Carlos de Bariloche e Ushuaia>Buenos Aires); l’assicurazione di viaggio; le commissioni bancarie altissime (ci arrivo) nonché tutte le spese di vitto, alloggio e le escursioni. Non male per tre settimane, vero?

Volo dall’Italia

Io ho avuto la fortuna di poter viaggiare tra fine novembre e inizio dicembre, un periodo che consiglio vivamente per motivi già spiegati sopra, spendendo “solo” 630€ per un volo a/r dall’Italia (Milano>Roma>Buenos Aires e ritorno).
Se non avete altre opzioni che partire in alta stagione, preparatevi a spendere quasi il doppio, anche se prenotate con largo anticipo.

Dormire

Se si dorme in ostello, un posto letto in camerata costa dai ~7€ di San Carlos de Bariloche ai ~23€ di Ushuaia. Più si scende di latitudine, più aumentano i prezzi per servizi analoghi. I prezzi comunque non sono esorbitanti e, calcolando una media di 15€ a notte, per 10 notti si arriva a spendere 150€, euro più o euro meno.
La cosa bella è che negli ostelli, a parte qualche rara eccezione, c’è sempre la colazione inclusa e spesso anche piuttosto buona (a Bariloche è prassi di molti posti fare il pane in casa tutti i giorni!). Al contrario, non sempre è compreso l’asciugamano. Quindi ricordatevi di portarvene uno!

Escursioni organizzate

Una voce che invece incide molto ma che grazie a Dio non è super ricorrente è quella delle escursioni organizzate.

Se molte attività si possono fare in autonomia altre, quali ad esempio il trekking sul Perito Moreno o la passeggiata sull’isola dei pinguini a Ushuaia, per citarne due molto popolari, bisogna necessariamente appoggiarsi a un’agenzia. E ciò che ho notato è che nelle varie località c’è sempre un’agenzia che ha il monopolio di una determinata escursione e che può imporre i prezzi senza essere minacciata della concorrenza. Quindi, mantenendo gli esempi fatti sopra, se volete fare un trekking di 4 ore nel Perito Moreno spenderete ~250€ appoggiandovi a Hielo y Aventura mentre, se volete vedere i pinguini da vicino, spenderete non meno di ~150€ con Piratour.
Coppia di pinguini - Isla Martillo, Ushuaia (Argentina)
Non stiamo parlando proprio di spiccioli, ma se avete attraversato tutto il mondo per arrivare in Patagonia, non vale la pena lesinare (non l’ho fatto io che sono pure genovese!).

Trasporti interni

I trasporti interni possono incidere un po’ nel budget vacanziero, soprattutto se viaggiate in alta stagione e se li prenotate all’ultimo (correndo anche il rischio di rimanere a piedi).

Fino a qualche anno fa viaggiare in bus rappresentava il mezzo più economico per spostarsi in Patagonia e in Argentina in generale, ma con l’avvento dei voli low cost una buona fetta di pubblico si è spostata dai trasporti via terra a quelli aerei a prezzi pressoché identici. Tenete quindi d’occhio compagnie quali Aerolíneas Argentinas (la compagnia di bandiera), LATAM Airlines e JetSmart che spesso offrono tariffe interessanti.

Va comunque spezzata una lancia a favore dei bus argentini, molto comodi e ben organizzati. Quelli notturni che percorrono lunghe distanze offrono, pagando qualcosina di più, dei simil letti (cama) in cui si dorme piuttosto bene.
In alta stagione è necessario prenotare il proprio posto con un bel po’ di anticipo (anche un mese) nelle tratte più gettonate e, per controllare prezzi e disponibilità, il sito da consultare è Plataforma 10.

Mangiare

Il cibo non è una voce di costo che vi manderà in rovina (vabbé, dipende anche da quanto mangiate!).

Come per tutte le altre cose, i prezzi aumentano più si scende di latitudine: se a San Carlos di Bariloche si cena con ~13€, a Ushuaia se ne possono spendere anche 50 in tutta tranquillità.

Dormendo in ostello c’è anche la possibilità di cucinare nelle cucine condivise delle strutture e risparmiare qualche soldino, ma per quanto mi riguarda è una cosa che cerco di evitare perché, oltre alla mia pigrizia intrinseca ai fornelli, dopotutto… sono in vacanza!
E ricordatevi che andrebbe lasciata una mancia di ~10% ai camerieri, sia in Argentina che in Cile.

Detto ciò… a me la cucina argentina non è piaciuta molto (motivo che mi ha fatto risparmiare un po’), ma non mi dilungo oltre perché in questa sede voglio parlare solo di denaro sonante.
Zuppa di Guanaco, Patagonia
In linea generale, se il vostro viaggio in Patagonia prevede Argentina e Cile, tenete a mente che quest’ultimo paese è mediamente più caro del vicino su tutti i fronti, anche se è decisamente più sgarrupato!

Prelevare soldi/cambiare

Una cosa importante da sapere, per quanto riguarda l’Argentina, è che le commissioni bancarie sono altissime.

Per prelevare denaro, oltre a non poter superare la soglia di 4000 ARS a prelievo, le commissioni sono folli e variano da 5 a 10€ (!!!) a seconda della banca. Quindi, ricordatevi di portare un bel po’ di denaro contante, perché cambiare valuta è molto più economico che prelevare.

Fermo restando che quasi ovunque prendono la carta di credito, anche se talvolta viene applicata una commissione se si decide di usufruire di questo metodo di pagamento (per fortuna non sempre).

NB l’Argentina è molto instabile da un punto di vista economico: le cose cambiano in fretta e quanto ho scritto potrebbe non essere più valido nel momento in cui lo state leggendo. Informatevi bene prima di partire!

In Cile potete invece tirare un sospiro di sollievo perché non vengono applicate commissioni da strozzini quando si preleva denaro al bancomat.
Cerro Torre (El Chaltén), Patagonia (Argentina)

Viaggiare da soli in Patagonia

Apro velocemente la parentesi del viaggiare da soli perché in sostanza non c’è molto da dire.

La Patagonia è un luogo sicuro e tanti viaggiatori solitari la scelgono come meta. C’è anzi un grande affollamento di persone che viaggiano da sole (paradossalmente molte più donne che uomini!) e se si frequentano gli ostelli, non ci vorrà molto a fare amicizia e trovare qualcuno con cui condividere un pezzo di viaggio.

In sostanza non è uno di quei posti in cui serve essere in gruppo sia per questioni di sicurezza che per ammortizzare i costi. Poi, vabbé, il buon senso va sempre utilizzato

Cosa portare con sé in un viaggio in Patagonia

Una domanda che in molti si pongono è cosa mettere in valigia (o nello zaino) prima di partire per un viaggio in Patagonia.

Premesso che non ci si trova in mezzo al deserto e che di negozi, soprattutto di articoli sportivi, se ne trovano parecchi qualora doveste scordarvi qualcosa a casa o perderlo/distruggerlo sul posto, è bene partire con un adeguato abbigliamento tecnico per i numerosi trekking che offre la zona. Anche durante l’estate australe.
Parco Nazionale Terra del Fuoco, Argentina
Quindi: magliette tecniche, pantaloni da trekking, scarponcini che fasciano la caviglia e possibilmente impermeabili, strati caldi (in diverse occasioni maglia della salute e mutandoni lunghi di lana – quelli che mi ero comprata per andare a vedere l’aurora boreale in Norvegia – mi hanno salvato la vita!), sciarpa, guanti e cappello e, soprattutto, non dimenticatevi una buona giacca a vento. Perché, più che il freddo, è il vento il vero “problema” della Patagonia.

Vi avverto però di una cosa: il tempo in Patagonia varia alla velocità della luce. Non stupitevi quindi se passerete le giornate a vestirvi e svestirvi nel giro di pochi minuti. Fa parte del gioco!

Anche se non state via per troppo tempo, vi suggerisco di non portarvi tonnellate di vestiti perché in tutte (o quasi) le strutture ricettive è possibile usufruire del servizio di lavanderia (lavaggio + asciugatura in meno di una giornata) per pochi euro.

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