Curiosità su Bologna. Tra diavoli, frecce e scritte

Curiosità su Bologna
Bologna non è una città particolarmente grande e il suo centro storico è piuttosto raccolto: questo permette, anche a un turista che va piuttosto di fretta di scoprire, oltre alle cose essenziali, anche alcune curiosità. Trattasi di piccoli particolari sulle facciate delle case piuttosto che di scritte dal significato un po’ ambiguo: tutte curiosità che hanno una storia (o una leggenda) da raccontare e che rendono la città ancora più affascinante.

Alcune curiosità su Bologna di cui mi appresto a parlare sono ormai arcinote e sulla bocca di tutti (non se ne può più di sentir parlare della finestrella di via Piella!). Altre, invece, sembrano essere… solo sulla bocca di alcuni.

La finestrella di via Piella
La finestrella di via Piella, Bologna
Questa curiosità bolognese è talmente nota da non essere più nemmeno così curiosa. Tuttavia si può parlare di Bologna senza citare la finestrella sul canale? Ovviamente no. In via Piella si trova questa piccola finestra dalla quale ci si può affacciare per vedere uno scorcio di Venezia, ossia un gruppo di case affacciate su di un canale. Si tratta del canale delle Moline, uno dei pochi tratti d’acqua che non venne coperto d’asfalto ad inizio Novecento. E comunque, dite quello che volete, ma io la finestrella trovo romantica ♥

Il telefono senza fili
Anche se ai giorni nostri di telefoni senza fili se ne vedono fin troppi in circolazione, quello di Bologna è decisamente più originale, anche se non è proprio di ultima generazione. Si trova nella volta tra il palazzo del Podestà e palazzo di Re Enzo: sussurrando qualcosa ad un angolo, si sentirà dalla parte opposta. Questo effetto acustico, che fa sempre divertire un sacco, si trova anche altrove. Ad esempio a Milano nella loggia dei Mercanti o a New York nella Whispering Gallery della Grand Central Station.

Le scritte in via Indipendenza
Scritte in via Indipendenza, Bologna
All’inizio della centralissima via Indipendenza, se vi tenete sulla destra (dando le spalle a piazza Maggiore) ed alzate lo sguardo troverete 3 scritte ad ornare la volta di casa Stagni: panis vita, canabis protectio, vinum laetitia (che tradotto sarebbe: il pane è vita, la canapa è protezione, il vino è letizia). Queste tre scritte sono affiancate da spighe di grano, foglie di canapa e tralci di vite. Il tutto a testimoniare l’abbondanza di prodotti agricoli, chiamiamoli così, della Bologna di un tempo.
Attenti a quando vi metterete ad osservare le scritte con lo sguardo rivolto verso l’alto: c’è un bar proprio lì sotto e potreste intralciare i camerieri.

Il vaso rotto in cima alla Torre degli Asinelli
Dico subito che il vaso rotto c’è ma non si vede, bisogna andare sulla fiducia. Quindi, se decidete di percorrere i 498 gradini per arrivare fino in cima alla torre, fatelo solo per il fantastico panorama, e non per fotografare un vaso rotto. In qualsiasi caso il vaso rotto sta a rappresentare la capacità di Bologna di risolvere conflitti.

Le dimensioni del Nettuno
E finalmente arriviamo ad una curiosità un po’ più sostanziosa. Pare che l’aitante Nettuno protagonista della fontana del Giambologna in piazza Maggiore sia in difetto proprio laddove non batte il sole. Sì, avete capito… non è particolarmente dotato, nonostante venga soprannominato il Gigante. Ma non è colpa sua, poveraccio. E nemmeno del suo papà Giambologna. A volere l’attributo del Nettuno ridotto fu il cardinale che commissionò la statua: se fosse stato in proporzione con le sue dimensioni reali avrebbe forse attirato un po’ troppi sguardi, magari proprio delle signore dell’epoca che si recavano a messa in cattedrale. Ma la cosa divertente è che, per ripicca, il Giambologna si inventò un barbatrucco geniale: concepì la mano della statua in una posizione talmente strategica che, da una particolare angolazione, sembra sia proprio un walter (cit.) in erezione. Questa angolazione la trovate andando sui gradini della Sala Borsa. Non so dirvi il punto preciso, ma basta fare un po’ di prove: non è difficile mancarlo 😉

I versi di Dante sulla torre Garisenda
I versi di Dante sulla torre Garisenda, Bologna
La torre Garisenda è citata più volte nei versi dell’Inferno dantesco. Ed è proprio un verso di Dante, che descrive l’illusione ottica della torre che sembra stia per cadere, a trovarsi in un’iscrizione poco sopra la base della torre.

Il portico di San Luca
Il portico di San Luca, Bologna
Se dico 666 cosa vi viene in mente? Sì, esatto, proprio quello, il diavolo. E che c’entra col santuario di San Luca? Fate caso, quando percorrete il porticato che porta fino in cima, ai numeri progressivi delle arcate: partono da 1 (ovviamente) per arrivare al 666. Sarà un caso? Forse sì. O forse no, dal momento che si dice che il porticato rappresenti il diavolo in forma di serpente, la cui testa viene schiacciata dalla Madonna, rappresentata dal santuario.

Il demone di palazzo Bolognini Amorini Salina
Il demone di palazzo Bolognini Amorini Salina, Bologna
Ci troviamo nella centralissima via Santo Stefano, a due passi da una delle chiese più belle della città. Cercate palazzo Bolognini Amorini Salina (si fa prima a trovarlo che a scriverlo) sulla sinistra dando le spalle alla chiesa. È un palazzo rosso che, tanto per cambiare, ha dei portici. Nella facciata, sopra i capitelli, si trovano delle teste sporgenti tra cui se ne noterà una diversa dalle altre. È quella di un demone e in rete si trova davvero poco circa il perché si trovi lì.
PS non mi è ancora troppo chiaro quale sia il nome corretto del palazzo in oggetto. C’è chi mette prima Bolognini, c’è chi mette prima Amorini. Insomma, un gran casino. Comunque, cambiando l’ordine degli addendi, il risultato non cambia. E spero voi abbiate capito di che palazzo sto parlando 🙂

I diavoli di palazzo Tartagni
I diavoli di palazzo Tartagni, Bologna
Altro giro, altro regalo. O meglio, altri diavoli. Ci spostiamo in Strada Maggiore, all’angolo con piazza Aldrovandi: nelle chiavi di volta del porticato di palazzo Tartagni si trovano dei mascheroni che, se non sono rappresentazioni del diavolo, hanno comunque un aspetto decisamente satanico. Non trovate?

Il mascherone di palazzo Malvasia
Il mascherone di palazzo Malvasia, Bologna
Per entrare nel ghetto di Bologna bisogna attraversare il voltone di palazzo Malvasia, in cui è inserito un mascherone in pietra con la bocca aperta. In tempi ormai passati (purtroppo, aggiungerebbe qualcuno) la bocca del mascherone fungeva da fontana… di vino. In alcune occasioni particolari, la famiglia che abitava il palazzo, apriva i rubinetti e annaffiava –letteralemnte– il popolo di vino. E chissà che ressa che c’era là sotto…

Le frecce sul soffitto
Torniamo in Strada Maggiore ed alziamo lo sguardo all’altezza di Corte Isolani (civico 19). Le vedete le tre frecce conficcate nel soffitto? Io non le ho trovate, per la cronaca. Ma c’è chi dice che ci siano davvero, altri sostengono invece che non ci siano più. In qualsiasi caso, è simpatica la leggenda che ci sta dietro. Tre briganti volevano uccidere un signorotto bolognese ma, proprio nel momento in cui stavano per lanciare le frecce, comparve una donzella nuda da una finestra lì vicino e potete ben immaginare il resto della storia e il perché le frecce si conficcarono nel soffitto.
I più noiosi (o secchioni) vi racconterebbero, invece, che le tre frecce stanno a rappresentare i tre poteri cittadini (Chiesa, partito e senato massonico).

I segreti di Santo Stefano
Il gallo di Santo Stefano, Bologna
Una delle più affascinanti chiese di Bologna nasconde ben più di una curiosità.
Cominciamo dalla pietra nera posta sulla facciata della chiesa del Santo Sepolcro. Pare che fosse così lucida da permettere alle donne di specchiarsi. Peccato però che, successivamente all’incantesimo lanciato da un eremita, la pietra continuò sì a fungere da specchio… ma dei peccati. Fu così proibito di avvicinarsi alla pietra che, come per magia, diventò opaca e non più in grado di riflettere (né volti, né peccati).
Nel cortile di Pilato, sotto il porticato si trova un gallo di pietra sopra una colonna. Cosa rappresenta? L’episodio della Passione di Gesù, quando Pietro lo rinnegò ed il gallo cantò tre volte.
Ma la cosa più curiosa, sempre sotto il portico, sono il paio di forbici (vere!) incastonate in una lapide mortuaria. Appartenevano a un sarto.
Le forbici di Santo Stefano a Bologna

Una “sedia viennese” in centro a Bologna
palazzina-majani-bolognaAll’inizio di via Indipendenza, sul lato sinistro (civico 4), si nota un edificio un po’ diverso dagli altri: la Palazzina Majani, oggi sede di H&M. Si tratta di uno dei migliori esempi di edifici in stile liberty a Bologna e venne costruita, su progetto di Augusto Sezanne nel 1908. Di proprietà della Majani, nota azienda dolciaria locale, al pianterreno ospitava il laboratorio e un caffè, mentre il piano superiore era adibito a sala da ballo. Qui spesso suonava un’orchestra, la cui musica si poteva sentire in buona parte del vicino centro cittadino. Nonostante la sua indiscutibile bellezza (fate caso alle decorazioni floreali nei capitelli del portico e nei balconi in ferro battuto), i più tradizionalisti non hanno esitato a definire la palazzina “una seggiola di Vienna messa lì a urtare le gambe dei passanti”. Dal 1953 la palazzina ha smesso i suoi panni originari per far posto a una banca.

NB se non trovate coerenza tra quanto scritto nel post e i commenti è perché questo post è stato originariamente scritto in data 10/11/2014, per poi essere integrato e ripubblicato in data 23/10/2016.

 
10 Commenti
  1. non sapete niente della statua del cane, all’interno di un cortile in via Oberdan, che sembra sia a ricordo di un fedele amico del suo padrone che durante la guerra sia stato sempre alla finestra in attesa del suo amico e che si lanciasse dalla finestra, morendo, al suo ritorno.
    me lo raccontava la nonna.
    grazie

    • Grazie a Silvia per le curiosità interessanti (io sono di Bologna e alcune le ignoravo).
      Per rispondere ad Adele riporto qui sotto quanto trovato qui: https://it-it.facebook.com/succedesoloabologna/photos/pb.113113938745479.-2207520000.1412014585./775385562518310/?type=1
      La statua del cane Tago, scolpita nel 1777 da Luigi Acquisti, era un tempo collocata sul davanzale di una finestra di palazzo Bersani, in via Oberdan. Fu voluta dal proprietario del cane, il marchese Tommaso de Buoi, che aveva raccolto in campagna il bracco tedesco weimaraner abbandonato.
      Tornato il marchese da un lungo viaggio, il cane, dalla felicità nel rivederlo, si gettò dalla finestra per venirgli incontro, cadendo al suolo e morendo a causa dello schianto. Per riconoscenza il De Buoi volle che la statua del cane fosse situata proprio davanti al davanzale dal quale era caduto. Lì rimase per 200 anni, sotto lo sguardo dei Bolognesi ma anche delle intemperie.
      Dopo un accurato restauro, Tago è stato a lungo custodito per essere preservato al meglio nella Gipsoteca del Museo Civico Archeologico di Bologna per poi trovare definitiva collocazione presso le Collezioni Comunali d’Arte del Comune di Bologna.
      A molti conoscitori della vicenda, manca passare da via Oberdan e guardare Tago…

    • ciao sul Cagnolino che dicevi ho già fatto precedentemente una ricerca e scritto questo nel mio Blog :
      ti copio di seguito :
      Nel 1777 fu eseguita la commovente statuetta che ritrae il Cagnolino Tago ,eseguita in terracotta policroma Cane_Tago- bolognadall’Artista Forlivese Luigi Acquisti. Venne Commissionata dal marchese Tommaso de ‘ Buoi e collocata sul davanzale della finestra della sua casa in via Oberdan 24 per ricordare la fedeltà del suo caro cane . Tago era sempre in devota attesa alla finestra di casa aspettando di rivedere rincasare il suo padrone partito per un lungo viaggio , dopo una lunga attesa,.. eccolo!…Sta arrivando !.. per la gioia incontenibile, con slancio si sporse dalla finestra fino a cadere e morire. La statuetta rimase per secoli su quella finestra, ma oggi è esposta tra le collezioni d’Arte del palazzo Comunale ,. Gli animali insegnano !….

      puoi trovare queste e altre curiosità su bologna nel mio sito blog http://www.tizianovincenzi.it – nella pagina ” la storia di Bologna “

  2. La ringrazio per gli interessanti spunti, ma vorrei aggiungere un diavolo alla lista.
    In via D’Azeglio al civico 47 c’è un demone ghignante, in angolo, seduto con le gambe aperte.

    • Ciao Stefano,
      come “promesso”, di ritorno a Bologna, sono andata a vedere il diavolo di cui parli per rendermi conto…che lo conoscevo già! 😀
      Avevo deciso di non aggiungerlo a questa lista perché non avevo trovato nulla a riguardo, ma la considerazione fatta, allora come oggi, è che è identico a quello del Giambologna a Firenze (ne parlo qui http://www.tastingtheworld.it/curiosita-firenze/6069/)!
      Se sa qualcosa in più sul diavoletto bolognese, lo condivida! Ovviamente l’invito è rivolto a tutti 🙂
      Grazie e buona domenica

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