La casa della Linguacciona a Pavia (e le lavandaie pettegole)

 
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Casa della Linguacciona, Pavia
C’era una volta in quel di Pavia un imprenditore lavandaio di nome Bergonzi, al Diret per gli amici, dato che era sempre di fretta. Una volta accumulate un po’ di ricchezze decise di costruirsi una casa nel terreno che aveva a disposizione, anche per far vedere al resto della città che lui ce l’aveva fatta ad ascendere sulla scala sociale. Detto fatto il Bergonzi ebbe la sua bella casetta sul lungo fiume, in quella che oggi è via Milazzo in Borgo Ticino. Non si capisce bene se per farla costruire avesse contratto dei debiti oppure no (si leggono versioni un po’ contrastanti a riguardo), quello che è certo è che le lavandaie che solevano recarsi sul lungo fiume per lavare i panni e che avevano l’abitudine di sparlare su chicchessia mentre lavoravano, sostenevano che il Bergonzi avesse fatto la casa con le ruote (l’àfat la cà cun sϋta i ròd), ossia che da un giorno all’altro i creditori se la sarebbero potuta portar via.

Di tutta risposta il Bergonzi che, a quanto pare, non era privo di creatività, fece aggiungere sulla facciata della casa, in posizione ben visibile, una scultura raffigurante il volto di una donna con la bocca aperta e la lingua di fuori. La scultura, di dimensioni piuttosto notevoli (da qui il soprannome di Linguacciona), voleva essere una pernacchia rivolta a tutti quelli che amano sparlare della gente. Ed era destinata a durare nei secoli. E così è stato dato che è tuttora visibile in fondo a via Milazzo (civico 193) 🙂



Chiaramente sto dalla parte del Bergonzi però, volendo spezzare una lancia a favore delle lavandaie pettegole bisogna ammettere che il loro lavoro era decisamente pesante. Ci davano dentro con mani e braccia tutto il giorno e con qualsiasi condizione climatica (e d’estate a Pavia c’è un’afa pazzesca!). Solo la bocca non avevano occupata in questo lavoraccio e, quindi, si “sfogavano” (s)parlando a più non posso.

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