Corni di Canzo: come arrivare e come organizzare il trekking da Milano

 

Il Resegone visto dalla cima del corno occidentaleUna bella escursione da fare in giornata da Milano e dintorni e con l’utilizzo dei mezzi pubblici (nonché delle gambe, ovviamente) è quella ai Corni di Canzo, tre cime montuose nel cosiddetto triangolo lariano, ossia quel triangolo di terra tra i due rami del lago di Como alla cui estremità nord c’è Bellagio. Tra corna e triangoli le battute si sprecherebbero, ma focalizziamoci sul trekking.

Vi propongo un giro ad anello che impegna più o meno tutta la giornata, rivolto a escursionisti esperti. I camminatori della domenica possono comunque cimentarsi in questo giro, ma facendo delle deviazioni all’itinerario che andrò ad indicare.



Il punto di partenza è la stazione di Canzo, che si raggiunge con un’ora e qualche minuto di treno da Milano utilizzando le Ferrovie Nord (quindi le stazioni di Cadorna, Domodossola, Bovisa e Affori). Il costo del biglietto di sola andata è di 5,50€.

Appena usciti dalla stazione, vedrete sulla sinistra dei cartelli che indicano direzione e tempi di percorrenza di diversi sentieri della zona, tra cui quello che va ai Corni. In qualsiasi caso, la prima tappa è il parcheggio del Gajum, dove si arriva in 20/30 minuti a piedi attraversando alcune stradine del paese (che, tra l’altro, non sembra nemmeno malvagio).

Corni di CanzoArrivati al Gajum c’è un primo bivio proprio davanti al parcheggio: voi andate a sinistra seguendo la strada acciottolata che per un po’ sale molto lievemente. Soltanto più avanti comincia il sentiero vero e proprio nel bosco. A dire la verità esistono più sentieri per arrivare ai Corni. Io ho voluto prendere il n. 1, la via direttissima che arriva fino in cima al corno occidentale a 1373 metri slm – ci ho messo un paio d’ore dal Gajum.

Questo sentiero inizialmente sale con una buona pendenza, ma è nel tratto finale che prima impenna letteralmente -tra l’altro è tutta ghiaia, quindi si scivola che è un piacere- per poi diventare un’arrampicata in cui bisogna ricorrere all’ausilio delle mani. Bellissima, panoramicissima, adrenalinicissima. Ma non adatta a tutti: solo escursionisti esperti e che non soffrono di vertigini. La vista a 360° una volta in vetta fa dimenticare tutta la fatica fatta per arrivarci: si vede Bellagio sulla punta del triangolo lariano, Varenna, le Grigne, Lecco, il Resegone, il monte Barro, il lago d’Annone, il sasso Malaspina, il Cornizzolo e altra “roba” che non so riconoscere. In lontananza, il monte Rosa. Immenso.

Vista dalla vetta del Corno Occidentale

Per scendere, dall’altra parte rispetto a dove si è saliti, quindi in direzione del rifugio SEV, bisogna prestare tanta attenzione quanta se n’è prestata per salire, se non di più: bisogna scendere arrampicando, con l’aggravante che in discesa è più pericoloso. In circa 20 minuti si arriva alla forcella dei Corni a 1298 metri slm, ossia al punto “di confine” tra il corno occidentale e quello centrale e da dove si diramano diversi sentieri. In 10 minuti si può arrivare al rifugio SEV (Società Escursionisti Valmadreresi) dove, se aperto, potete rimanere a mangiare godendo di una bellissima vista sul Resegone.
Dalla Forcella, in circa 30 minuti, volendo si può salire anche sul corno centrale, leggermente più basso del fratello -“solo” 1368 metri slm- ma io avrei altri programmi coi quali intrattenervi 😀 (a titolo informativo, c’è anche un terzo corno, quello orientale a 1232 metri slm che però rimane fuori itinerario).

Prima di proseguire, fatemi aprire una parentesi dedicata ai camminatori domenicali. Non vi consiglio di fare il sentiero n. 1 né tanto meno di arrampicarvi fino alla cima del corno occidentale, ma potete comunque arrivare alla forcella dei Corni e proseguire per il rifugio dove, se aperto, nessuno vi negherà un bel piatto di polenta o di pizzoccheri anche se non avete scalato uno dei corni! Anziché seguire il sentiero n. 1, seguite il n. 5: di salita ce n’è comunque da fare, ma almeno vi evitate la pendenza importante della via direttissima e soprattutto la parte di arrampicata.

Verso il CornizzoloTorniamo quindi dove vi avevo lasciati, ossia alla forcella dei Corni. Da qui, se non avete più voglia di camminare potete tornare al Gajum col sentiero n. 5 (sempre se non volete ripetere quello dell’andata).

Ma se le gambe reggono e avete ancora qualche scorta di energie vi suggerisco di proseguire per raggiungere il Cornizzolo, attraversando il sentiero in cresta che passa dal Sasso Malascarpa, arriva sotto il ripetitore gigante e, infine, passa davanti al rifugio Marisa Consiglieri, proprio sotto la vetta del Cornizzolo. Dalla forcella a qui contante un altro paio di ore durante le quali vi fermerete a fare un sacco di foto perché il paesaggio è davvero top! Ovviamente c’è un po’ di dislivello sia in salita che in discesa (dalla forcella prima si scende per poi risalire verso il Sasso Malascarpa a 1187 metri slm, si continua poi a salire un pochettino per scendere nuovamente e arrivare al rifugio Marisa Consiglieri a 1050 metri slm e, infine, c’è l’ultimo strappetto in salita fino alla vetta del Cornizzolo a 1241 metri slm), ma è un percorso alla portata di tutti.

La vista sul monte Barro

Dal Cornizzolo ci sono un paio di sentieri che scendono al Gajum. Io ho scelto la via direttissima, il sentiero n. 7 che, come suggerisce il nome, tira giù abbastanza dritto (ci ho messo all’incirca 1 ora), ma si può scendere più dolcemente col sentiero n. 6 che allunga soltanto di una trentina di minuti.

Dal Gajum bisogna poi tornare in stazione facendo la strada dell’andata attraverso il paese di Canzo (20/30 minuti).

Mi raccomando: scarponcini ai piedi!

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