Cosa vedere a Biella in un giorno: un itinerario nella capitale della lana

 

Cosa vedere a Biella in un giornoBiella è una città del Piemonte occidentale, a due passi di numero dalla Valle d’Aosta, che conta circa 45.000 anime. È una città circondata da montagne e famosa per le industrie tessili che le hanno permesso di crescere e prosperare nell’Ottocento (nomi come Ermenegildo Zegna o Lanificio Fratelli Cerruti vi dicono niente?).

La città della birra Menabrea, una delle poche birre rimaste al 100% di proprietà italiana, della polenta concia e dei canestrelli travestiti da wafer.



Una città che offre un patrimonio antico ma che ha anche saputo riciclarsi molto bene nel corso dei secoli – a partire dagli ex lanifici che sono stati trasformati in centri d’arte e creatività.
Una città di provincia che sta al passo coi tempi e che è in grado di meravigliare.
Cittadellarte, Biella
Insomma, se a prima vista può dare l’idea di essere un posto anonimo, non lo è per nulla.

Da ultimo, nel 2019 l’Unesco le ha dato il titolo di Città Creativa nel settore Craft & Folk Art. Direi quindi che Biella ha proprio tutti i requisiti per meritarsi la nostra attenzione! 😉

L’itinerario che vi propongo si svolge tutto in città perché, a mio modesto parere, le cose da fare sono parecchie (soprattutto se non si vuole correre da un posto all’altro). Ricordatevi inoltre che siamo in provincia, quindi gli orari di apertura delle attrazioni non sono come a New York.
Torrente Oropa, Biella
Tuttavia, poiché negli immediati dintorni di Biella ci sono un paio di posti più che meritevoli da visitare, ve li segnalo lo stesso (paragrafo dintorni), poi valutate voi il da farsi. Io comunque, potendo scegliere, a Biella ci trascorrerei un weekend intero, non solo una giornata. Poi non dite che non ve l’avevo detto. 😉

L’itinerario suggerito è tutto fattibile a piedi, perché le distanze sono contenute. Dovrete soltanto camminare un po’ se arrivate in città col treno perché la stazione rimane decentrata, a circa 25 minuti a piedi dal centro (NB non ci sono miliardi di collegamenti ferroviari, ma sia da Torino che da Milano si può fare andata e ritorno in giornata, con dei cambi).

Ed ecco, nell’ordine, le cose che vi porto a vedere:

Biella Piano

Dovete sapere che Biella è un po’ come Bergamo: si divide in una parte alta (Piazzo) e una bassa (Piano). Cominciamo la visita dal nucleo più antico della città, ossia quello che ruota intorno all’immenso Duomo, identificato come Biella Piano.

Dove fare colazione a Biella

Ma prima di nutrire la mente, nutriamo il corpo con una buona colazione da Ferrua, una pasticceria storica di Biella in via Italia 43. Ottime le brioche, la cui farcitura non è lesinata, e anche il caffè. L’atmosfera è quella d’altri tempi, accentuata da arredi originali, tipici dei caffè storici piemontesi. Anche la posizione non è per nulla male: si trova nella centralissima e graziosissima via Italia, asse centrale di Biella e luogo dello struscio cittadino.

E adesso non si scappa alla cultura. Ad aspettare c’è una tripletta composta da Duomo, Battistero e Campanile di Santo Stefano. A cui va poi aggiunta un’occhiata anche agli edifici limitrofi.

Battistero di San Giovanni Battista

Battistero di BiellaPartiamo dal battistero dedicato a San Giovanni Battista, che rimane stretto tra il Comune (palazzo Oropa) e il Duomo. Arrivando dalla pasticceria – ci vogliono meno di tre minuti a piedi! – il primo approccio è con il lato B dello stesso, che ha comunque il suo perché.

Il battistero è un piccolo edificio a pianta polimorfa realizzato con materiale romano di recupero, le cui forme e linee sono del tutto differenti da quelle degli edifici vicini. E proprio per questo, non si può non notare! Nonostante le sue piccole dimensioni, si tratta del monumento più significativo della città.

Una volta che vi trovate davanti al portale d’ingresso, osservate il bassorilievo incluso nella lunetta, rappresentante Ercole bambino e un putto.

All’interno ci sono degli affreschi risalenti a inizio Trecento e per poter entrare bisogna rivolgersi alla sagrestia del Duomo (io purtroppo ho saputo questa informazione troppo tardi, quindi mi aspetto che mi facciate sapere voi com’è l’interno dal vivo!).

Campanile di Santo Stefano

Rimanendo sempre lì davanti al battistero, alzando gli occhi, si vede svettare sulla sinistra il campanile di Santo Stefano. Stiamo parlando di una robetta di oltre 50 metri di altezza, suddivisa in nove piani alleggeriti da feritoie, monofore e bifore. La particolarità di questo campanile è che non si accompagna a una chiesa, ma è quel che rimane dell’antica pieve intorno alla quale si sviluppò il nucleo cristiano della città.

Duomo di Santo Stefano

Duomo di BiellaInfine, trasferitevi nell’immensa piazza Duomo, dove a fare da padrone di casa è l’enorme cattedrale, intitolata a Santo Stefano e rappresentante il luogo di culto cattolico più importante della città.

La chiesa, che in principio si chiamava Santa Maria in Piano, venne iniziata nel 1402 per assumere nel 1772 il titolo di Cattedrale e cambiare nome. L’interno, a tre navate, è molto grande e luminoso ed è completamente decorato da trompe-l’œil dalle tinte molto serie. Solo in pochi punti si trovano dei resti degli affreschi del XV secolo.

Il portico goticheggiante che si apre fiero sulla piazza e che caratterizza l’edificio, è stato aggiunto nel 1826.

Fondazione Fila Museum

Dando le spalle al duomo, e prendendo via Seminari sulla sinistra si arriva proprio davanti all’ingresso della Fondazione Fila Museum, ossia il museo dedicato al marchio biellese famoso in tutto il mondo per calzature e abbigliamento sportivo (per completezza d’informazione aggiungo che la Fila nasce a Biella nel lontano 1911, ma dal 2007 è passata in mani coreane).

Il museo, il cui percorso si sviluppa in 10 sale, dà la possibilità di conoscere la storia del marchio Fila dalle origini ai giorni nostri, passando dai ricordi legati alle vittorie di alcuni grandi atleti che indossavano scarpe o abbigliamento Fila – Bjorn Borg, Boris Becker e Alberto Tomba, solo per fare qualche nome.

La bella notizia è che il museo si visita gratis, la brutta è che bisogna prendere appuntamento con un bel po’ di anticipo e non sempre si riesce. Io, ad esempio, ho fallito miseramente (ma va anche detto che mi sono svegliata all’ultimo). Se voi siete più fortunati di me – questo è il link al sito ufficiale dove trovate i recapiti – voglio che mi raccontiate tutto nei commenti! 🙂

Mosca1916 – bottega storica

Se state visitando Biella in un giorno feriale, prima di salire in città alta, fate un salto in via S. Filippo 16 dove si trova una bottega più che storica della città: la macelleria-gastronomia Mosca1916.

Qui troverete carni piemontesi selezionatissime e di prima qualità, salumeria di produzione propria (non manca la paletta biellese!), un reparto gastronomia che ogni giorno offre numerosi piatti pronti e tanti prodotti gourmet, principalmente della zona. Insomma, un vero e proprio paradiso per i golosi! Se volete cominciare a farvi venire la bava alla bocca, date un’occhiata al sito ufficiale.

Dove pranzare a Biella

Dato che si sarà più o meno fatta l’ora di pranzo, prima di salire in città alta, è bene mettere qualcosa sotto i denti. Vicinissimo a Mosca1916 si trova lo shop&drink (= punto vendita/piccolo ristoro) di Birra Elvo, una birra prodotta da un microbirrificio in provincia di Biella.

So già a cosa state pensando in questo momento: “ma Biella è la patria della Menabrea!”. Verissimo. Però a visitare il museo della Menabrea – e magari anche a bere una pinta – ci andiamo nel tardo pomeriggio, adesso vi faccio scoprire una birra meno pop ma comunque meritevole.

Il locale ha pochissimi tavoli ma più che altro si affolla durante l’orario dell’aperitivo, per mangiucchiare qualcosa a pranzo non dovreste avere problemi. Qui, oltre a dissetarvi con una delle birre della casa, potete rifocillarvi con un bel tagliere di prodotti locali. Occhio che lunedì e domenica all’ora di pranzo lo trovate chiuso.

E adesso si sale! 🙂

Il quartiere Vernato

Poiché prendere la funicolare sarebbe troppo semplice – si trova a meno di 5 minuti a piedi dallo shop&drink di Birra Elvo, è molto frequente, ci mette pochissimo a salire ed è pure gratuita! – vi faccio salire al Piazzo a piedi ma, credetemi, lo faccio nel vostro interesse! Intanto una passeggiate digestiva dopo pranzo ci sta tutta e poi, in questo modo, vi permetto di visitare una parte di città che altrimenti rimarrebbe fuori dall’itinerario perché non proprio di strada. Ma vi prometto che la funicolare ve la faccio prendere a fine giornata, quando vi porterò nuovamente al Piazzo per un aperitivo finale (se non addirittura per cena). E soprattutto, vi prometto che ne varrà la pena!

Dirigetevi quindi verso via Rocchetta, che corrisponde a una delle coste, ossia le caratteristiche stradine che collegano Piazzo e città bassa. Ci vogliono meno di 20 minuti a piedi da dove vi avevo lasciato per pranzo.

Questa zona di Biella si chiama Vernato e ha un fascino particolare reso tale dagli edifici del passato che si incontrano lungo le sue strette vie acciottolate. Qui ci sono alcune tra le abitazioni più antiche della città, intervallate da significativi esempi di archeologia industriale.
Cuoificio-cinghificio Magliola e Casa Masserano, Biella
Tanto per cominciare, proprio in via Rocchetta si notano, quasi uno di fronte all’altra, l’edificio che un tempo ospitava il cuoificio-cinghificio Magliola e Casa Masserano.

Ex cuoificio-cinghificio Magliola

Il primo lo si riconosce per la facciata, ridipinta di recente e che ricorda i tempi passati, quando le concerie a Biella davano da lavorare a molte persone. Non a caso, una via che interseca via Rocchetta, si chiama proprio via dei Conciatori, in onore a queste glorie del passato: è in questa zona della città che si concentrano nell’Ottocento le attività manifatturiere legate alla concia e alla produzione dei tessuti.
Oggi l’edificio che un tempo ospitava la conceria è stato riqualificato e trasformato in alloggi.

Casa Masserano

Poco oltre l’ex conceria, ma sull’altro lato della strada, si trova Casa Masserano. È una dimora signorile tardogotica risalente all’inizio del Cinquecento e che, nonostante appaia oggi vagamente abbandonata, custodisce dei preziosi tesori pittorici. In particolare nella facciata si possono intravedere una Madonna col Bambino e i Santi Sebastiano e Rocco e, soprattutto, la sinopia dell’Om Salvej, l’uomo selvaggio delle montagne biellesi.

Ex Conceria Varale

Continuando sempre per via Rocchetta, proprio laddove si crea una curva, si trova un’altra ex conceria, la Conceria Varale, visibile per l’alto camino che spunta oltre il cancello d’ingresso. È un edificio rappresentativo della storia industriale del territorio biellese: verso fine Ottocento, sulla scia della rivoluzione industriale, venne convertita per la produzione di cinghie di trasmissione destinate alle industrie nascenti.

Casa della Sindone

Casa della Sindone, BiellaContinuando a salire, via Rocchetta a un certo punto finisce e si immette in costa Vernato. Per arrivare al piazzo bisogna girare a sinistra e continuare a salire, ma fate una breve deviazione sulla destra per ammirare un edificio molto particolare e super interessante: la Casa della Sindone. La riconoscerete subito per il suo aspetto che la fa risaltare dalle altre – su travi di legno, risalenti al tardo medioevo – ma anche per l’affresco sull’arcata della porta di ingresso, risalente alla fine del XVII secolo raffigurante San Filippo Neri che sorregge il Sudario e che dà il nome alla casa.

Biella Piazzo

Adesso sì che potete continuare a salire, e son certa troverete un sacco di scorci deliziosi prima di arrivare a destinazione (uno tra tutti la chiesetta di San Rocco all’Ollera). In una decina di minuti, entrerete al Piazzo incontrando, lungo la via principale – corso del Piazzo – i palazzi più belli e importanti di questa parte di città.
Scorci e portici di Biella Piazzo
Il Piazzo è la parte alta della città, a 480 metri slm (Biella Piano è a 420, il dislivello non è enorme) e rappresenta il nucleo medievale di Biella.

Palazzo Ferrero

Il primo che si incontra sulla sinistra è Palazzo Ferrero, con la sua elegante torre ottagonale visibile dalla città bassa. Nel corso degli anni ha subito diverse destinazioni d’uso, tra cui quella di caserma piuttosto che stabilimento idroterapico (con conseguenti riadattamenti strutturali). Oggi è sede espositiva e di attività culturali ed è possibile visitarlo il sabato e la domenica dalle 10 alle 19.
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Palazzo La Marmora

A seguire, sempre sullo stesso lato della strada, sorge palazzo La Marmora, una dimora storica che oggi si divide tra sofisticata location per matrimoni e Casa Museo della famiglia La Marmora. Un palazzo incredibile, sia negli interni, che trasudano la storia di questa nobile famiglia, che nel suo giardino da sogno che si affaccia sulla città. La visita del palazzo costa 5€, 8€ se si vogliono visitare anche i giardini, ed è meglio organizzarla in anticipo chiamando o mandando una mail.
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Palazzo Gromo Losa

Sul lato opposto della strada, si trova invece palazzo Gromo Losa, dal 2004 proprietà della Fondazione Cassa di Risparmio di Biella che si è occupata di restaurarlo e restituirlo alla comunità nel 2012, mantenendo la sua funzione culturale. Qui sono oggi ospitati enti e associazioni del territorio. Vanto del palazzo è l’ampio giardino panoramico visitabile durante gli orari di apertura degli eventi espositivi in corso – in questo caso la visita è compresa nel biglietto della mostra – oppure da solo pagando un biglietto di 2,5€. Nel momento in cui scrivo, il prossimo evento sarà Selvatica.
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Piazza Cisterna

Piazza Cisterna, Biella PiazzoProseguendo sempre lungo corso del Piazzo arriverete dopo poco nel cuore di Biella alta, ossia piazza della Cisterna. È un’ampia piazza che prende il nome dall’elegante palazzo che vi si affaccia su uno dei due lati corti, il palazzo dei principi dal Pozzo della Cisterna (oggi è proprietà comunale e ospita eventi culturali).

Nei lati lunghi di piazza Cisterna ci sono dei fotogenici portici medioevali, costruiti a moduli di due campate con capitelli in pietra e decorazioni a fasce in cotto, che costeggiano palazzi a due o tre piani. Un insieme molto armonico che crea un quadretto indimenticabile (a fine giornata è qui che voglio portavi a bere qualcosa!).

Prima di proseguire oltre, non perdetevi la chiesa di San Giacomo, nell’omonima piazzetta che si raggiunge da palazzo Gromo di Ternegno, il dirimpettaio di palazzo Cisterna: dandogli le spalle, piazza e chiesa si trovano sulla destra. Si tratta del più antico edificio medievale conservato al Piazzo, menzionato in un documento del 1180 (anche se è probabile che della costruzione originale rimanga ben poco).

Oltrepassata piazza Cisterna si prende prima via Amedeo Avogardo di Quaregna per poi imboccare via Monte Cucco (una volta che vi trovate nello slargo tra una via e l’altra, abbiate cura di dare un’occhiata alla caratteristica casa su travi in legno, che rappresenta uno degli ultimi esempi di questo tipo di abitazione dell’Europa del Medioevo).
Biella Piazzo
Sulla destra vedrete la stazione della funicolare di Biella Piazzo, ma nemmeno questa volta ve la faccio prendere: proseguite dritti sempre lungo via Amedeo Avogardo di Quaregna fino ad attraversare la porta della Torrazza (o porta d’Oropa), realizzata in mattoni a vista nel 1730 per celebrare la visita del re Amedeo III e della regina Maria Antonietta Ferdinanda di Spagna alla città di Biella e al Santuario di Oropa.

Oltrepassando la porta si esce dal Piazzo e si raggiunge, dopo pochissimi passi, un punto panoramico.

Ora è giunto il momento di scendere nuovamente nella città bassa e visitare due musei: la Fondazione Pistoletto e il MeBo – Menabrea Botalla Museum. Si trovano l’uno a 10/15 minuti a piedi dall’altro, quindi decidete quale vedere per primo in base all’ora che si è fatta. Tenendo a mente che la Fondazione Pistoletto è visitabile solo prendendo parte a una visita guidata che parte in determinati orari (vedi sotto).
Dal Piazzo, per raggiungere il primo museo che si incontra per strada, il MeBo, ci vogliono circa 20 minuti.

Cittadellarte – Fondazione Pistoletto

Laddove un tempo aveva sede l’ex lanifico Trombetta, affacciata sul torrente Cervo, sorge la Cittadellarte – Fondazione Pistoletto, un’organizzazione no profit istituita nel 1998 da uno dei cittadini più famosi di Biella, nonché uno dei principali esponenti dell’arte povera: Michelangelo Pistoletto.
Vergine degli Stracci, Fondazione Pistoletto - Biella
Si tratta di un grande laboratorio creativo che si propone come missione quella di mettere in comunicazione l’arte contemporanea con tutti gli ambiti della società, per raggiungere un cambiamento responsabile attraverso idee e progetti creativi.

Cittadellarte trova spazio all’interno di un complesso di archeologia industriale nello storico centro tessile di Biella e tutelato dal Ministero dei Beni Culturali. Una location speciale che anche da sola merita una visita.

Al di là delle attività culturali che vengono organizzate periodicamente, il pezzo forte di Cittadellarte è la collezione permanente delle opere di Michelangelo Pistoletto, visitabile prendendo parte a una visita guidata della durata di circa un’ora e mezza che ha luogo soltanto di sabato e di domenica alle 11, alle 14:30 o alle 16:30. Non serve prenotare e il costo del biglietto è di 12€.

Il percorso inizia con un bagno virtuale nelle cosiddette Terme Culturali, lo spazio dove prendersi cura della propria mente e della primaria facoltà del creare. Si parte dall’ascolto di Watermemories, un’opera sonora realizzata per Cittadellarte da Max Casacci, il chitarrista dei Subsonica, in cui l’acqua – elemento strettamente legato al passato di Biella, non soltanto tessile – è la protagonista assoluta. Casacci mette insieme suoni e rumori dell’acqua per poi lavorarli con un software e restituirci un brano musicale senza l’utilizzo di strumenti. Solo acqua.

Dopodiché si passa alla “vestizione”: a disposizione dei visitatori ci sono degli abiti molto particolari e curiosi disegnati dalla fashion designer Flavia La Rocca, che si possono indossare per continuare la visita liberi da convenzioni.

Si continua così nelle stanze che ospitano le opere di Michelangelo Pistoletto, l’artista che ha voluto tutto questo: dai quadri specchianti degli anni Sessanta, alle opere che ruotano intorno al suo Segno Arte (due triangoli intersecati che ricordano una figura umana con le braccia alzate e le gambe divaricate – c’è anche Gianna Nannini!), alle sue principali opere di Arte Povera, in cui non manca una Vergine degli Stracci.
Terzo Paradiso, Biella
Un concetto chiave che si apprende durante la visita alla Cittadellarte è quello del Terzo Paradiso, il cui simbolo è quello dell’infinito un po’ riadattato (e che viene spesso associato alla città creativa di Biella).

Il Terzo Paradiso è la fusione tra il primo paradiso, quello in cui gli uomini erano del tutto integrati con la natura, e il secondo paradiso, dove siamo noi oggi, un mondo “artificiale” nel bene e nel male. Il Terzo Paradiso rappresenta quindi la terza fase dell’umanità, dove c’è un equilibrio tra natura e artificio (qui qualche informazione in più).

Dal 2015 il Terzo Paradiso di Pistoletto ha pure una sede fisica, presso gli ex spazi industriali di via Cernaia 46, a pochi minuti a piedi dalla sede di Cittadellarte in via Serralunga 27 (c’è un percorso pedonale che collega i due ex stabilimenti industriali). Dove aver visitato Cittadellarte, fateci un salto.

MeBo – Menabrea Botalla Museum

La città di Biella è indissolubilmente legata alla birra Menabrea, uno storico marchio di birra made in Italy conosciuto in tutta la penisola e anche fuori dai confini, tra i pochi ad essere rimasto di proprietà italiana – dai primi anni Novanta la Menabrea è stata acquisita dal gruppo Forst di Bolzano.

Si tratta del birrificio attivo più antico d’Italia e la città di Biella ne va molta fiera, anche perché sa che da qui non se ne andrà mai.
MeBo - Menabrea Botalla Museum, Biella
Accanto al birrificio dove da oltre un secolo e mezzo si produce la birra, si trova il MeBo – Menabrea Botalla Museum. Nel 2017, quando ha inaugurato, era semplicemente Casa Menabrea – Museo della Birra. Dopo soli due anni ha aperto le porte a un’altra eccellenza del territorio, la Botalla formaggi.

Un museo che racconta quindi la storia della birra Menabrea e del formaggio Botalla, nonché del figlio legittimo nato dalla loro unione: lo Sbirro, il formaggio alla birra! Nota a margine: questo formaggio nasce sì dall’incontro professionale di due aziende del biellese, ma anche da una lunga e sincera amicizia, quella tra gli amministratori delle due aziende, Franco Thedy (Menabrea) e Andrea Bonino (Botalla). Non so voi, ma a me queste storie mi commuovono sempre.

Il museo, che si trova in via Eriberto Ramella Germanin, è piccolino ma pieno di oggetti curiosi e interessanti. E, grazie alla visita guidata inclusa nel prezzo si ha la possibilità di scoprire un sacco di cose sia sulla birra che sul formaggio.

Il biglietto d’ingresso costa 5€ e il museo è aperto tutti i giorni tranne il lunedì dalle 14 o 15 fino alle 19. Purtroppo ad oggi manca la parte di degustazione, che ci si aspetta in un museo di questo tipo ma – SPOILER ALERT! – si stanno attrezzando per integrarla. Il museo si trasferirà in un edificio più grande, più o meno di fronte all’attuale sede. E l’inaugurazione di questo “nuovo” MeBo dovrebbe già avvenire nell’estate 2020… stay tuned!
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Segnalo inoltre che,nella via del museo e della fabbrica Menabrea si trova il pub ristorante, sempre facente parte della famiglia birraia. Qui si spilla birra Menabrea (ovviamente!) e si mangiano piatti da pub come hamburger ma anche cose un po’ più ricercate. Non sarà il miglior ristorante di Biella ma di certo il luogo adatto per fare una bella bevuta di Menabrea – trovate anche la vera birra cruda (non pastorizzata).
Il locale è aperto tutti i giorni, tranne il lunedì, sia a pranzo che a cena (la domenica solo cena) e tiene aperto fino a tardi.

VARIE – funicolare, canestrelli, cena

Bene, direi che con la Cittadellarte e il MeBo possiamo definire conclusa la visita di Biella in un giorno. Siete ancora dell’idea che ci sia poco da vedere? 😉

Fatemi aggiungere che ci sarebbero ancora un po’ di cosine da vedere in città, ma direi che possiamo fermarci qui. Chi volesse sacrificare qualcosa a Biella città e dedicarsi ai dintorni, può prendere qualche spunto al paragrafo successivo. Decidete voi cosa buttare giù dalla torre.

Funicolare di Biella

Tuttavia, più o meno a inizio itinerario vi avevo promesso che vi avrei fatto prendere la storica funicolare per salire al Piazzo. Dovreste avere ancora un po’ di tempo a disposizione, quindi recatevi in piazza Curiel (ci vogliono 10 minuti a piedi) e provate il brivido di salire al Piazzo in funicolare!
La funicolare di Biella
La funicolare è stata creata nel 1885 proprio per collegare la parte bassa e la parte alta della città. Un tempo era azionata da forze idrauliche (ancora una volta troviamo l’acqua nella storia di Biella!), mentre oggi il funzionamento è elettrico. Son 28 i pilastri che la sorreggono, quello più alto misura nove metri. Di recente è stata rinnovata ed è pure finita su Striscia la Notizia per un magagna (cit.) legata al troppo rumore segnalato dagli abitanti degli immediati dintorni.

La funicolare è in funzione tutto il giorno, le corse sono molto frequenti (indicativamente ogni 5 minuti, a richiesta dei passeggeri che salgono o scendono e che devono schiacciare un bottone per far partire la corsa) e il tragitto dura pochi minuti.

I canestrelli di Biella

Bene, con l’adrenalina della funicolare, l’itinerario a Biella è davvero concluso. Potete rimanere al Piazzo a fare un’aperitivo in piazza (il gioco di parole non è voluto), oppure rientrare.
Ma non lasciate la città senza prima aver comprato almeno una confezione di canestrelli biellesi – che canestrelli veri e propri non sono, ve ne ho già parlato in questo post – in una delle pasticcerie cittadine. La più storica è Jeantet, sotto i portici di piazza Vittorio Veneto. I canestrelli di Jeantet sono tra i più buoni in circolazione e, inoltre, è un ottimo posto per assaggiare anche un bicchiere di Ratafià, il liquore a base di ciliegie realizzato nel vicino comune di Andorno.

Dove cenare a Biella

E se poi vi viene voglia di fermarvi a Biella anche per cena, ve lo dico io dove andare, da La Civetta Caffé Ristoro, che si trova all’uscita della funicolare del Piazzo. È un posticino molto carino ma senza troppe pretese, dove si spende poco e si sta bene. La nota dolente è che è estremamente gettonato, come se fosse l’unico ristorante della città! È quindi opportuno prenotare con un po’ di anticipo (io ho chiamato il giovedì per il sabato sera… ed era già tutto pieno!) oppure avere pazienza e presentarsi dopo le 21 e attendere che si liberi un tavolo. Sperando che la polenta, nel frattempo, non sia già finita! È aperto solo a cena dalle 19 fino a tardi, i giorni di chiusura sono martedì e mercoledì. In estate si mangia fuori sotto il bel portico.

Dintorni di Biella: il Santuario di Oropa e Ricetto di Candelo

Io ve l’ho detto subito che a Biella andrebbe dedicato un intero weekend e non solo una giornata (e continuo a ripeterlo). Leggendo le righe sopra, vi sarete resi conto anche voi di quante sono le cose cose interessanti da vedere e fare nella sola città! Nella vita però bisogna fare delle scelte e scendere talvolta a compromessi: se avete solo un giorno a disposizione potreste voler sacrificare qualcosa a Biella città e dedicare qualche ora o una mezza giornata a una località negli immediati dintorni. Io vi segnalo due posti super carini e raggiungibili anche con i mezzi pubblici, valutate poi voi cosa fare.

Il Santuario di Oropa

Il Santuario di Oropa, a 12 km di distanza da Biella e a circa 1.180 metri slm, è il più celebre luogo di pellegrinaggio del Piemonte nonché uno dei più importanti d’Italia. Ed è situato in una posizione favolosa sopra la città e circondato dalle Alpi biellesi.

Leggenda narra che sia stato Eusebio, il primo vescovo di Vercelli, a far realizzare il santuario, trovandosi in zona nel 369 per sfuggire a una persecuzione.
Santuario di Oropa, Biella
Il complesso è piuttosto grande: ci sono due basiliche – quella superiore ha una grande cupola che si vede da molto lontano – e altri edifici che sono adibiti a uffici o a ospitare religiosi e pellegrini. Non distante dalla cancellata d’ingresso c’è il Sacro Monte (vi ho già spiegato cos’è un Sacro Monte a proposito di quello di Varese), anche se purtroppo la scarsa illuminazione e le grate troppo fitte non permettono di sbirciare bene all’interno delle singole cappelle. Peccato, perché le opere al suo interno sembrano interessanti. E poi ci sono un bel po’ di ristoranti – beh i pellegrini arrivano in massa coi pullman, vorrete mica farli morire di fame? – dove si può mangiare la famosa polenta concia!

Ma la vera star è la statua della Madonna Nera custodita e venerata nel santuario inferiore. Pare abbia preservato la città di Biella dalla peste del Seicento e da allora il suo culto non si è mai affievolito, anzi. Ogni anno viene organizzata a fine agosto una processione per commemorare l’anniversario dell’Incoronazione della Madonna di Oropa, che prevede la rievocazione della chiusura e apertura dei cancelli del santuario. E ogni 100 anni dalla prima solenne Incoronazione del 1620, il rito dell’Incoronazione si ripete. La prossima avverrà ad agosto 2020 e, in occasione di questo grande evento, il santuario sta facendo un restyling (motivo per cui, durante la mia visita di febbraio 2020 non ho potuto visitare la basilica superiore).

Oltre il santuario c’è una funivia che permette di salire di quota e fare trekking o sciare a seconda della stagione.

Gli amanti del ciclismo assoceranno sicuramente il nome di Oropa alla storica impresa di Pantani in una tappa del Giro d’Italia 1999, proprio lunga la strada in salita che porta al santuario. Il Pirata tagliò per primo il traguardo rimontando tutti gli avversari che lo avevano staccato approfittando di un “intoppo tecnico”. Chi volesse vedere o rivedere l’episodio, può guardare questo video.

Per arrivare al santuario si può prendere il bus 360 dal centro di Biella (qui gli orari) che ci mette circa una ventina di minuti. Il biglietto è quello da 1,50€.

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Ricetto di Candelo

Un’altra deliziosa deviazione dalla città di Biella, e “smarcabile” in meno tempo rispetto a Oropa – un paio d’ore incluso il tempo per andare e tornare possono bastare – è il Ricetto di Candelo.

Partiamo dal definire brevemente cos’è un ricetto. Si tratta di una struttura fortificata e circondata da mura diffusa nell’Italia medievale, in particolare al nord (Piemonte).
Ricetto di Candelo, Biella
Nel centro storico del comune di Candelo si trova uno degli esempi meglio conservati di questo tipo di struttura. È composto da circa duecento edifici (cellule) racchiusi all’interno di un’area sui 13.000 metri quadri dalla forma pentagonale e con un perimetro di poco meno di 500 metri.
Oltre ad essere un luogo molto piacevole in cui fare quattro passi tra le sue rue, le stradine che lo attraversano, si trova anche in una posizione che gode di una vista panoramica, a nord sulle Prealpi biellesi, e sud sul Baraggione (Riserva naturale orientata delle Baragge).

Candelo è raggiungibile col bus 380 dal centro di Biella (qui gli orari), la domenica anche col treno. Ci vogliono pochissimi minuti per raggiungere il paese e il costo del biglietto – sia del bus che del treno – è di 1,5€ solo andata.

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